Il senso della Comunità e le similitudini Petrini-Pugliese-Pomarico

Il senso della Comunità e le similitudini Petrini-Pugliese-Pomarico

Marzo 2018. La centralità della Comunità, dei microcosmi locali, della voglia del fare senza aspettare interventi del Governo o delle amministrazioni locali. Per chi si occupa di consumi, in senso sociale e in senso generale, il nuovo paradigma basato sulla Comunità, deve fare riflettere per le sue valenze e le sue prospettive.
 
La Comunità va intesa come un insieme di individui che condividono lo stesso ambiente, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli e interessi comuni.
 
Proviamo ad accostare la versione di Comunità di Carlo Petrini, fondatore di SlowFood, con quella di Conad di Francesco Pugliese, l’AD del gruppo e le attività di Giovanni Pomarico, presidente di Megamark/Selex.
 
La Comunità di Carlo Petrini
La lezione del voto in Italia, dice Carlo Petrini in una intervista alla Stampa, è chiara: «Assistiamo al superamento di schemi ormai vecchi, la politica deve esprimersi attraverso nuove forme». Il fondatore di Slow Food le identifica nelle comunità, organizzazioni più inclusive, capaci di garantire maggiore partecipazione. Il discorso parte dall’ambiente, ma si adatta perfettamente alla politica. «Oggi i partiti, spiega Petrini, sono sempre più caratterizzati dalle leadership, non a caso molte liste avevano il nome di un politico nel simbolo. Bisogna invece coinvolgere di più le persone. Il carisma va bene, ma se diventa prioritario, se rischia di trasformarsi in arroganza, allora tutto salta».  Ha fondato LaudatoSi, naming vicino a quello dell’enciclica di Papa Francesco. “Le nostre comunità saranno aconfessionali, trasversali, aperte a tutti. Addio gerarchie o dipendenza centralizzata. E lo stesso voglio fare con Slow Food». «Come dice il saggista austriaco Fritjof Capra, le comunità sono pronte a grandi sfide perché hanno la sicurezza affettiva, a differenza delle organizzazioni classiche. E poi perché funzionano sul principio che all’impegno di ogni comunità corrispondono le buone abitudini che ogni componente singolarmente deve mettere in pratica. Così capitava anche per la sinistra quando ero giovane». 
 
La Comunità di Pugliese-Conad
Tessiture sociali è il paradigma di stretta attualità basato sulla comunità, l’impresa, il mutualismo, la solidarietà, temi con forte senso sociale, politico e economico, sviluppati da Conad insieme all’Istituto di Ricerca Aaster di Aldo Bonomi e portati nelle varie regioni italiane con IlGrandeViaggio.
«I valori dello stare e del costruire insieme sono principi fondanti ed elemento di continuità della storia di Conad, una storia fatta di migliaia di dettaglianti che sono parte integrante delle comunità, ne condividono i problemi e le prospettive come cittadini prima ancora che come imprenditori», dichiara l’amministrare delegato di Conad Francesco Pugliese. «A chiusura del grande viaggio –quello del truck: ndr- che ha portato Conad tra le persone, vogliamo promuovere nuove occasioni di crescita, confronto e socialità sostenendo i progetti finalizzati a condividere i valori della comunità e contribuire alla soddisfazione dei bisogni delle persone che la compongono, ad assumere in maniera più completa la nostra parte di responsabilità nella rinascita del Paese. Un Paese che da troppo tempo è senza validi modelli di riferimento in un contesto in cui la tenuta sociale e la capacità di fare inclusione e coesione sono sempre meno prerogativa dello Stato e sempre più della comunità o dell’azienda. Vogliamo diventare sempre più protagonisti nella vita delle Comunità, consapevoli che Conad deve creare sia un valore economico, generato dalla competizione sul mercato, che un valore sociale, basato invece sulla condivisione con le Comunità stesse”.
 
 
Sono, entrambi, due manifesti politici a cavallo fra filosofia e vita quotidiana, con un senso materiale (o materialistico) e un senso civico.
 
Francamente non vedo né nell’uno, né nell’altro una fuga in avanti (oltre la politica, oltre la legislazione nazionale o regionale), ma piuttosto la volontà di un nuovo tipo di aggregazione per dare un volto a associazioni, cellule sociali, persone che cercano da sole una strada più veloce per fornire soluzioni.
 
La Comunità di Petrini è sicuramente più politica e proviene da una fonte che i territori li ha già girati in lungo e in largo, anzitempo, valorizzando produzioni e prodotti che rischiavano di scomparire, dando loro un nuovo volto, più attuale, più politico, appunto (ricordate l’endorsement del Principe Carlo di Inghilterra?).
 
Quello di Pugliese è nato dopo, ma ha saputo agganciare realtà locali e organizzazioni locali, sociali, religiose e in parte politiche. Lo scopo finale è economico, è evidente, ma con delle aggiunte e delle specifiche. Il problema per Pugliese e il Conad sarà quello di non scavallare nel commerciale, ma lasciare che il senso di Comunità viaggi a fianco del brand e del suo modo di fare Comunità, e quindi politica in senso lato.
 
La Comunità di Pomarico-Megamark/Selex
C’è un altro esempio da ricordare a questo proposito, quello proposto da Megamark e da Giovanni Pomarico del Gruppo Selex, che si sta impegnando in molteplici azioni sul territorio pugliese, alcune davvero inusuali e lontane dalla gestione caratteristica dell’impresa commerciale. Ancora non usa il termine Comunità a guardar bene il bilancio sociale, ma di fatto la sta creando, forse deve solo sottacere la veste di sponsor commerciale delle iniziative, per dare più risalto alle soluzioni, piccole e grandi, che sta sviluppando nelle diverse contrade della regione Puglia.
 
Anche Ikea è particolarmente attenta al sociale, ma raggruppa i suoi interventi sotto la bandiera della sostenibilità.
 
Le case history riportate da RetailWatch dimostrano che la sostenibilità si può sia ampliare sia declinare in profondità, come il caso della Comunità mostra.
 
Quelli di Petrini, di Pugliese e di Pomarico, sono quindi tre volti di uno stesso concetto di Comunità approfondita, sociale e organizzativo, materiale e politico, da seguire con interesse per vederne sia l’evoluzione sia i risultati.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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