Quitoque/Carrefour vs Kochhaus: parte il meal kit provide


Quitoque/Carrefour vs Kochhaus: parte il meal kit provide

Aprile 2018. Negli Stati Uniti le vendite dei meal kit provider, i prodotti di base per cucinare un piatto, in abbonamento e recapitati a domicilio, stanno crescendo a ritmi vertiginosi, in due anni questo canale di acquisto è cresciuto del 600%, dice Nielsen. Certamente riguarda ancora alcuni target, in genere metropolitani, con le buone intenzioni di cucinare ma con poco tempo a disposizione. Crescerà ancor più.
 
Barilla già alcuni anni fa ha aperto 2 temporary store per pubblicizzare la bontà della sua offerta. E poi ha sviluppato l’on line,
 


 
L’esperimento di Kochhaus
Ma l’antesignano di questa formula, a giudizio di RetailWatch, è un retailer tedesco,  Kochhaus che ha già una rete solida di negozi fisici e del quale RetailWatch si è occupato più volte. Due anni dopo un olandese, Bilder&DeClercq, ha lanciato un concept simile talmente innovativo e anticipatore, che nessuno ha capito e ha voluto copiare o modificare applicandolo. Almeno in Olanda.
Alcuni osservatori (evidentemente svogliati e poco attenti ai particolari) hanno paragonato questo supermercato a un format di ristorazione. Si, è anche un interessante concept per il catering o per la ristorazione, ma essendo un negozio al dettaglio, con annesso servizio di ristorazione è meglio prenderlo per un format innovativo di retail.
 
Il system si basa su quattro elementi:
 

  1. la comunicazione del piatto finiti tramite fotografia,
  2. la greca con i prodotti necessari a cucinare il piatto e i singoli prezzi,
  3. un leaflet/ricettario con il completamento di gamma dei piatti proposti,
  4. il lineare allestito con i prodotti necessari e la loro complementarietà (vino, ecc.).

In pratica il cliente si confeziona da sé il suo meal kit, paga e passa in cucina a casa sua. È un antesignano della formula del meal kit, per il momento fisica.
 
L’abbinare i piatti alle materie prime e ai prezzi (con relativo ricettario, e lo stesso avviene nel sito internet) è interessante perché:
. i target che non sanno cucinare (come i giovani) possono agevolmente farlo con l’aiuto messo a disposizione,
. aumenta la trasparenza dell’intero atto commerciale,
. si valorizza la stagionalità e la freschezza dei prodotti,
. aumenta la trasparenza del prezzo,
. è un’innovazione, della quale c’è molto bisogno nel largo consumo.
 
Il modo di proporre diverse categorie di prodotti si riassume in un system multimerchandising. Visivamente, ancora una volta, il cliente trova in poco spazio tutto quello di cui ha bisogno.
 
Da due anni Kochhaus è anche nell’e-commerce. Il format e ogni singola pagina sono molto eleganti, un’eleganza sassone, certamente. Il sistema di ricette riproduce fedelmente la filosofia dei negozi fisici, come mostrato qui sopra. Ma il calore del negozio fisico è un’altra cosa. Guardate comunque nelle foto sopra alcuni esempi di meal box.
 

Il meal kit provider Quitoque è on line con gli abbonamenti
Carrefour ha acquisito Quitoque nel marzo scorso. La società è leader in Francia delle consegne di prodotti per la preparazione di piatti a domicilio.
 
Il modello di business è quello degli abbonamenti, uno dei mercati teoricamente più promettente.
 
Ogni settimana Quitoque propone ai suoi clienti varie ricette di prodotti locali, bio e di stagione. Quitoque basa il suo posizionamento sulla qualità e l’origine francese dei prodotti.
 
Per Carrefour è un ulteriore tassello sull’apertura alla multicanalità e alla soddisfazione di bisogni e desideri i più svariati.
 
 
Ci sono anche altri esperimenti simili in funzione.
 
Quomi in Finiper, U2 e Amazon
Finiper, ad esempio, si è associato a Quomi e ha già iniziato a vendere i suoi meal kit negli ipermercati della rete Iper La Grande I, ma anche in alcuni U2-Unes e in Amazon Prime Now.
 
Va osservato con cura il modello, sia fisico, sia on line, per la portata di innovazione che comporta, i volumi e i margini connessi. Ma anche il contributo di innovazione.
 

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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