Il 56% dei consumatori non si fida dei prodotti industriali, sia della GDO sia dell’IDM

Il 56% dei consumatori non si fida dei prodotti industriali, sia della GDO sia dell’IDM
 
Settembre 2018. In un recente studio di Nielsen (Global health and ingredient-sentiment survey) è possibile accennare ad alcuni trend di consumo che stanno impattando sulle strategie delle aziende del largo consumo.
 
Sono trend di breve e medio periodo sui quali conviene riflettere:
 
I retailer
. Stanno cambiando la struttura e la scala prezzi degli assortimenti,
. Stanno sviluppando le MDD, le marche del distributore, mettendo al centro i processi di trasparenza. In alcune categorie sono diventate leader di mercato.
 
I produttori
. Stanno seguendo i trend di consumo (cioè non li stanno anticipando, ma ne sono al traino) e escludono dai prodotti alcuni ingredienti e alcune materie prime,
. In alcuni casi stanno acquisendo piccole aziende di nicchia, focalizzate anch’esse sulla trasparenza.
 
Chi non si fida dei prodotti industriali dell’IDM e della GDO
Ma il dato sul quale sia i retailer sia i produttori stanno riflettendo è un altro:
 
. Il 56% dei consumatori a livello globale non si fidano dei prodotti industriali.
 
Prodotti industriali vuol dire sia i prodotti confezionati (percepiti come industriali) dell’IDM sia delle MDD.
È un dato preoccupante che segna un nuovo ciclo di comportamenti di acquisto e di consumo. A poco servono gli investimenti pubblicitari classici incentrati sul brand e il suo valore, a poco servono gli investimenti pubblicitari sui social media se non si cercano nuove strade per il racconto o il resoconto del brand e del prodotto. Infatti la forbice dei benefit si è allargata e nel ramificarsi ha prodotto nuovi interessi da parte del consumatore, che adesso li esige sempre e pensa debbano essere benefit primari.
 
Il primo, grande tema è quello della trasparenza, declinabile in:
. ambientale,
. sociale,
. di prodotto.
 
È però difficile raccontarla in chiave storica e prospettica soprattutto per alcuni brand e alcuni prodotti che di ambiente non si sono mai occupati, figuriamoci di società:
. Alcune aziende tentano la via del green-washing, più o meno marcato,
. Altre rinunciano alla storia e imboccano il sentiero del futuro e del servizio.
 
Entrambe le strade hanno problemi di esecuzione e di approfondimento.
 
Perché sono strade tattiche e non risolvono il problema.
 
I distributori ormai sono assimilabili ai produttori (Esselunga è un produttore, IlViaggiatorGoloso non è un produttore in senso stretto ma studia in proprio i prodotti e li fa realizzare da terzi) e c’è il rischio di creare una sola grande categoria (produttori+distributori) che deve rispondere a quel:
 
. 56%  di consumatori che non si fida dei prodotti industriali.
 
Se questo ragionamento è plausibile, forse conviene:
. riflettere su una nuova vision,
. implementare una nuova mission,
sia per le imprese dell’IDM sia per i retailer della GDO.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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