Jeff Bezos/Amazon è populista come Salvini e Casaleggio?

Jeff Bezos/Amazon è populista come Salvini e Casaleggio?

Ottobre 2018. Devo dire con onestà che quando alla fine del secolo scorso sentii per la prima volta parlare di consumatore-cittadino o cittadino-consumatore, preferisco la seconda versione, mi innamorai di un concetto al quale ero personalmente legato e coinvolto: aveva al suo interno diversi passaggi chiave come la trasparenza, l’etica, il rispetto, la dimensione umana, la dimensione collettiva.
 
Poi, come tutte le parole di uso frequente il concetto di cittadino-consumatore venne abusato. Il consumatore al centro, il consumatore è re, il consumatore di qui e il consumatore di là.
 
Ne presi le distanze perché la strumentalizzazione era evidente, al pari della sostenibilità e i suoi significati oggi.
 
Poi arrivò Jeff Bezos e i suoi schemi con il consumatore al centro, noi partiamo dal consumatore, noi serviamo il consumatore.
 
Poi arrivò Gianroberto e adesso Davide Casaleggio: il rispetto per il cittadino, il rispetto del popolo, noi lavoriamo per il popolo, il popolo è il nostro mantra.
 
E arrivò contemporaneamente il termine populista, da popolo.
 
E a me venne in mente una poesia di Alessandro Manzoni:
 
Una gente che libera tutta
O fia serva tra l'Alpe ed il mare;
Una d'arme, di lingua, d'altare,
Di memorie, di sangue e di cor,
 
che ci facevano imparare a memoria nelle medie inferiori.
 
 
Ora: le parole sono importanti e soprattutto è importante il loro significato. Il salto da popolo a populista è immediato: “Il populismo è un atteggiamento culturale e politico che esalta genericamente il popolo, sulla base di un atteggiamento di forte sospetto nei confronti della democrazia rappresentativa”.
 
Jeff Bezos ha costruito i suoi modelli di vendita sugli atteggiamenti e i desideri del consumatore, della singola persona, grazie ai big data di cui dispone la piattaforma di vendita on line, ha aperto prima una libreria, Amazon Books, poi la superette Amazon Go, e adesso 4Star nel non food, basati, come assortimenti e pricing, sui dati provenienti dall’algoritmo della sua piattaforma di vendita, cioè questi sono i libri, i giocattoli e quant’altro che le persone vogliono. E sta cambiando in profondità i comportamenti di acquisto.
 
Lo stesso deve aver fatto Gianroberto Casaleggio studiando i comportamenti politici delle persone: il suo programma (e lo stesso vale per Matteo Salvini) è basato su quello che le persone in quel momento vogliono. Ovviamente non tutte le persone, una parte largamente rappresentativa. Anche Casaleggio e Salvini hanno i loro bravi algoritmi.
 
Se tutto questo è vero, Casaleggio e Salvini e Bezos e sono populisti alla stessa stregua: i primi due per ragioni politiche e di potere mettono in discussione la democrazia rappresentativa come l’abbiamo conosciuta in tutto il ‘900, Bezos mette in discussione il modello rappresentativo commerciale come lo abbiamo conosciuto nella seconda metà del ‘900 cioè quello del retailer-selezionatore.
 
Entrambi mettono al centro il cittadino-consumatore e lo vogliono rappresentare, interpretare e servire da due angolature diverse, ma con lo stesso metodo (basato sull’algoritmo) e per le stesse finalità.
 
È finito il mondo della rappresentanza (i partiti nella politica, il commercio nell’economia) e della selezione. È iniziato il ciclo del populismo, sia nella politica sia nel commercio, basato sui big data.
 
“Noi siamo gente del sud, Pereira, e ubbidiamo a chi grida di più, a chi comanda”.
Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, Feltrinelli
Ergo: l’opinione pubblica è un trucco e un risultato dell’algoritmo.
 

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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