Il Capitale Naturale è misurabile: dice Ivan Faiella, Banca d’Italia

“Dov’è la ricchezza delle Nazioni?” si chiedeva un rapporto della Banca Mondiale del 2011 (World Bank, 2011), nel tentativo di superare l’inadeguatezza del PIL (Fleurbaey e Blanchet, 2013) che alcuni autori suggeriscono possa essere addirittura negativamente correlata con il benessere collettivo.11 Nonostante lo sforzo di integrare le misure con cui tradizionalmente si valuta lo stato di salute dell’economia di un paese con altri indicatori che diano conto dell’integrità degli ecosistemi ambientali rimanga ancora incompleto, dagli inizi del secolo a oggi sono state molte le iniziative che hanno tentato di quantificare lo stato di conservazione del capitale naturale (CN) e dei servizi ecosistemici (SE) e il loro contributo al benessere umano.12 Per alcuni l’esercizio volto a dare un valore economico alla natura è intrinsecamente errato. Taluni contestano la nozione stessa di “capitale” (in opposizione al termine “patrimonio”), in quanto questa rimanderebbe al valore e allo sfruttamento economico della natura e non alla sua protezione (Femia e Costantino, 2015). Per altri ottenere stime monetarie del patrimonio naturale è irrealistico, sancendo una sostanziale impossibilità di predisporre dei conti patrimoniali in termini monetari allo scopo di monitorare la sostenibilità delle risorse naturali (Radermacher e Steurer, 2015).

Pur riconoscendo le grandi difficoltà di tale compito (una ricca rassegna dei vari metodi e delle stime è riportata tra gli allegati tecnici del secondo rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia),13 permane una sostanziale perplessità in merito: è davvero impossibile quantificare il contributo economico fornito dal capitale naturale?

Ecco di seguito due delle possibili motivazioni di chi sostiene che tentare una stima

del CN sia folle.

 1 È sbagliato dal punto vista etico, perché dare un valore economico alla natura “apre la strada alla sua alienabilità” (Femia e Costantino, 2015).

2 Non si può fornire una stima del CN con metodi rigorosi e coerenti come si fa con altre statistiche (ad esempio quelle fornite dalla statistica ufficiale) (Radermacher

e Steurer, 2015).

Ed ecco come potrebbero essere confutate: 1 Al primo punto si potrebbe rispondere che, qualunque sia l’effettivo ruolo economico del CN (ruolo che non potrà mai essere noto con certezza), il fatto di non attribuirgli alcun valore avrà come ovvia conseguenza una cattiva gestione delle risorse naturali a partire da un loro eccessivo utilizzo, come previsto dalla “tragedia dei beni comuni”.14 L’assenza di gestione e di “investimento in CN” (ad esempio per ripristinare il suo logoramento) implica che la società sta dissipando questa componente della propria ricchezza, riducendo la produttività futura e potenzialmente mettendo a repentaglio la sostenibilità del benessere delle generazioni future (Fenichel e Abbott, 2014).

2 Alla seconda obiezione è possibile opporre la constatazione che nell’analisi mainstream entrano spesso grandezze che non sono direttamente misurate ma sono il frutto di modelli economici, di eroiche semplificazioni. Si prenda ad esempio il concetto di produttività totale dei fattori (un indicatore della capacità di combinare al meglio gli input di produzione) o di prodotto potenziale (la produzione che si può ottenere quando i fattori produttivi come lavoro e capitale sono utilizzati al loro pieno potenziale).

Questi concetti condizionano pesantemente la vita di noi cittadini in quanto sono utilizzati per determinare l’adesione o meno alle regole europee sui bilanci (MEF, 2013) o per valutare l’evoluzione della competitività del nostro paese;15 eppure non sono direttamente osservabili. La loro misurazione si basa su modelli che fanno ipotesi molto forti rispetto al fenomeno che vogliono indagare e utilizzano le tecniche di stima più disparate.16 Perché questo invece dovrebbe essere un limite per tentare di pervenire a una stima del CN?

Fonte: Ivan Faiella Banca d’Italia, Dipartimento Economia e Statistica e membro delegato del Comitato del Capitale natural, in “Capitale naturale: ecologia, economia e politica per società sostenibili” Feltrinelli e-books con Sofidel

Eros Casula

Lavora nel mondo IT da quasi 22 anni, dal 1998 al 2002 ha lavorato per multinazionali IT e caseari ricoprendo il ruolo di project manager, dal 2002 a oggi è libero professionista.

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