Siete pronti per la cornerizzazione dei punti di vendita?

Febbraio 2019. La cornerizzazione, cioè l’inserimento di spazi monomarca gestiti da terzi, in spazi retail sembra aver trovato diversi sostenitori. Facciamo un esempio su tutti: Finiper per i suoi ipermercati Iper la grande I, ha dato in gestione in suoi spazi di elettronica di consumo a Unieuro.

La cornerizzazione è stato un modello di business nei department store che hanno cambiato nel secolo scorso pelle e redditività. In pratica il grande magazzino è diventato un centro commerciale che affitta, seguendo però delle regole ferree, ad esempio di complementarietà merceologica, i suoi spazi di vendita. Senza scomodare gli Usa, basta andare a Londra a vedere Harrods o a Parigi a vedere Les Galerie Lafayette.

D’accordo o meno con questo presupposto i department store hanno ripreso a macinare vendite e utili per i loro azionisti.

Il modello non è mai entrato in altre tipologie di vendita del largo consumo se non in modo estemporaneo.

Il primo che ci provò in modo ragionato fu Pierluigi Bernasconi con Media World. Con l’inaugurazione del Vulcano Buono a Nola (Na)  il 7 dicembre del 2007 inizio ad affittare parte degli spazi di vendita alle multinazionali dell’elettronica di consumo, che li accettarono molto volentieri e a parere di RetailWatch, troppo volentieri perché trasformarono gli spazi affittati, in altri momenti commerciali con altre logiche, senza una regia che impartisse le linee guida sia negli allestimenti sia nelle finalità. Il fenomeno nell’elettronica di consumo negli anni si ridimensionò, resistono gli spazi della telefonia, ma ancorato a un giusto equilibrio di spazi e di servizio, senza più la possibilità di snaturare l’insegna ospitante.

La crisi del non food negli ipermercati sta segnalando l’ingresso dei corner monomarca anche in questa tipologia di vendita. Di Unieuro e Finiper abbiamo accennato sopra.

Altri casi per capire il fenomeno possono essere Kasanova negli Ipercoop e nei Superstore Coop, dei quali RetailWatch ha già parlato, oppure le librerie e.Coop (ovviamente fanno parte dello stesso gruppo) che si sono prese l’incarico di trasformare lo spazio dei libri, anche con buoni risultati. Oppure si pensi alle molteplici aperture di chioschi giapponesi avvenuta praticamente in tutte le insegne (in quest’ultimo segmento tranne in Esselunga che il sushi se lo prepara nel suo stabilimento di Novara).

Da segnalare altri ingressi:

. Barilla con il suo corner per la pasta in Carrefour, nell’ipermercato di Portogruaro. In questo caso non si tratta, come per gli altri citati, di sostituzione di spazi, ma di un nuovo system (la pasta fatta e servita nello spazio di vendita) che prima mancava negli ipermercati.

. In Francia è tutto da studiare l’ingresso di C Discount in una trentina di Casinò sia ipermercati sia supermercati.

. Carrefour ha stretto un accordo con Darty in Francia, anche questo da studiare.

. Non è una cornerizzazione ma una comunicazione pubblicitaria: Eataly a Torino ha inserito questa didascalia sotto i televisori che sono acquistati da Unieuro.

. Tornando al food guardate lo spazio di Almaverde Bio nei Carrefour, è una buona sottolineatura e una garanzia e una rassicurazione per l’acquirente.

. Da segnalare altri casi che partono dalla cornerizzazione e, anzi, la superano. Savour Histoires de Gourmets in Francia è un’insegna francese appena nata di proprietà di Nicolas (negozi di vini), Comtesse du Barry per la gastronomia e DeNeuville per il cioccolato. Si sono divisi equamente anche lo spazio assortimentale e di vendita.

Conclusioni: la cornerizzazione è un fattore di sviluppo interessante, sia nei supermercati, sia, soprattutto negli ipermercati, specificatamente in quelle categorie dove il retail perde soldi e opportunità di vendita, sia nell’off sia nell’on line. Il problema è il modello di business che deve cambiare a favore di un’offerta il più forte possibile in tutti i reparti. L’ingresso di corner monomarca di terzi va inserita in questo nuovo modello di business, va regolamentata nell’offerta, nel layout, nella comunicazione, altrimenti nascono tante repubbliche senza un disegno unitario.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato