Gli operatori del retail e dei CCI quasi degli agenti culturali. Per creare valore con i valori

Giugno 2019. Suvvia, diciamolo onestamente: il confronto di idee fra properties, servizi e retail, negli ultimi anni c’è stato.

Ma era meramente speculativo. Infatti:

. negli anni post Lemhan Brothers, 2008 in poi, è stato provocato da uno spavento non indifferente per una crisi economica profonda ,

. negli anni 2015 in poi, con l’avvento dell’e-commerce, era per avere più informazioni in minor tempo possibile.

“Ma oggi serve un vero dialogo fra le tre componenti del CNCC, l’associazione dei centri commerciali, dice il presidente Massimo Moretti. Siccome l’Associazione è da sempre governativa (e lascia parlare anche quei politici che hanno predicato le chiusure domenicali e lo fa con una flemma tutta britannica) bisogna andare a leggere cosa vuol dire il termine dialogo coniato da Moretti.

“Vuol dire scambio di informazioni” risponde Massimo Moretti a RetailWatch.

Beh, è un bel passaggio, non trovate. È una evoluzione, è il cambiamento. Che è già in atto.

“In effetti è ora di voltare pagina” sottolinea Ermanno Canali, un operatore che fa finta di definirsi  piccolo, ma è grande, sia nelle idee, sia nel business ed è sempre alla ricerca di nuove strade, come, ad esempio nel leisure.

Lo scambio di informazioni, strategiche e operative, per fa evolvere l’industry dei centri commerciali e costruire una ragnatela virtuosa, solida e duratura è quindi obbligatorio.

Soprattutto se si parla di sostenibilità, di e-commerce e di  marketing.

Il fashion è il primo produttore di CO2

Sentite cosa dice Lucia Riva, Head of leasing Italy di Sierra Italia: “Il fashion, l’abbigliamento, produce il 10% della C02 nel mondo. Questo numero riguarda tutta la filiera, produttori, vari tipi di dettaglio, fino ai negozi nei centri commerciali. Le imprese stanno lavorando a nuovi filati per riequilibrare il rapporto fra riciclo (oggi solo all’1%) e indumenti che vanno in discarica, (l’85%). In 20 anni siamo passati da 7 a 14 mio di tonnellate di prodotto all’anno distrutto. Il fashion, fast o meno, risulta quindi il secondo settore più tossico al mondo”. Parole dure e schiette, che dette da uno sviluppatore globale suonano come un allarme. La signora Riva ha altri adempimenti da svolgere su questo argomento (e la sua onestà intellettuale le fa onore) perché dice che le aziende devono, possono diventare degli agenti culturali del cambiamento, come, ad esempio:

. Lucia Riva fa un lungo elenco di aziende virtuose e culturali insieme, che hanno fatto della sostenibilità il loro cavallo di battaglia, per legare profitto a valori.

. Jack Jones e i suoi denim,

. Timberland,

. Adidas.

Sono solo esempi per far capire che si può essere davvero sostenibili.

. Sull’e-commerce e i suoi risvolti però in CNCC siamo fermi alla omnicanalità. Va bene che il cambiamento è troppo veloce e i suoi passaggi sono troppo recenti:

. la multicanalità è diventata

. omnicanalità, giusto,

. ma la tecnologia applicata dai leader e dai primi della classe sta cambiando ancora l’orizzonte ed è necessario parlare oggi di:

. digital retail. In questo gigantesco capannone convivono Amazon con i suoi 10 milioni di prodotti, fino al piccolo supermercato che sta facendo click&collect o al ristorante che si appoggia all’home delivery per portare a casa dei clienti ciò che vogliono.

Non vogliamo fare nessuna lezioncina, men che meno agli associati del CNCC, ma le parole sono importanti, e delineano le tendenze e gli scenari. Nel digital retail stanno convertendo quasi tutti i retailer di oggi, quelli che non lo fanno sono soggetti a scomparire.

. Quindi aggiungiamo al passaggio di multicanalità, di omnicanalità, la digitalizzazione del retail, senza il quale è difficile e costoso fare informazione e personalizzazione e, perché no, cultura.

Nel termine cultura risiedono i dati e le informazioni, oggi più che mai abbondanti. Il centro commerciale ha le sue, come ciascun retailer, per resistere alle 3 multinazionali che gestiscono internet e dintorni, è necessario, dobbiamo dire, obbligatorio, scambiarsi dati e informazioni, come impone la vita di qualsiasi condominio. È impensabile che chi abita all’ultimo piano non avvisi l’amministratore che la canalina del tetto si è rotta: l’informazione è vitale e va a beneficio di tutti i condomini-retailer.

Ci provate?

Fonte: CNCC Retailer Day 2019. Ma nel Retailer Day non sarebbe meglio ascoltare le case history dei retailer anziché le relazioni e i contributi di sviluppatori e servizi? Infatti si chiama apposta Retailer Day…

NB: musica consigliata per questo articolo: Frederic Chopin, Piano Concerto n° 1,op. 1


Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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