Il food ha delle emozioni da vendere, via soluzioni. Ma non per tutti

Luglio 2019. Conosco Carlo Meo da molto tempo e ogni volta nel fiume di messaggi che manda ce ne sono alcuni che fanno breccia. Non sono il tipo che si lascia incantare facilmente, tuttaltro. Leggendo Food Marketing, Il food conquista la città, Hoepli, euro 17 e 90, ho ritrovato l’identico comportamento dell’ultima volta: un mare di intuizioni e di citazioni non banali. Il titolo del libro è già di per sé una sfida e Carlo deve dimostrare questo concetto, che il food conquista la città, e lo fa con pervicacia, senza mollare mai la presa.

Passa dal contesto, alle età del commercio e della ristorazione, in modo leggero ma battuto, sempre per dimostrare la sua tesi. Che alla fine fa breccia.

Le cucine? Quasi quasi non servono più. Ormai sono delle lounge, dei luoghi di incontro.

Il tempo passato in cucina? Era:

. 60 minuti negli anni ’60,

. 45 minuti negli anni ‘90

. 33 minuti oggi.

A cosa servono questi minuti: a tante cose, non solo a cucinare, ma anche telefonare, rispondere ai messaggi vocali di whatsapp, sfogliare un giornale, ritagliare una ricetta.

La lista della spesa? In città non la fa più nessuno.

Beh, fermatevi un attimo perché se siete uomini di marketing dovete per forza riflettere.

Dopo aver riflettuto ecco la prossima sfida: anche i ristoranti sono ormai improntati a ricevere i single. Siamo sempre in città. Ohi Carlo: è vero ed è quindi un trend, oppure è qualcosa che succederà entro breve?

I servizi di consegna dei pasti a domicilio stanno diventando davvero il sostitutivo dell’acquisto al supermercato? E il supermercato che fa, come risponde? Dorme?

Le risposte di Carlo Meo a questi quesiti non le scrivo, altrimenti non comprerete più il libro.

E ancora: siamo nella epoca e nella cultura della pappa pronta. Che ha sostituito il pranzo, questo è certo, e anche la cena, ahi ahi. Resiste il pranzo della domenica, dice Meo (io personalmente quando posso compro il pollo della domenica da Esselunga, da cucinare, ben inteso o il mezzo pollo di Bresse, intero è troppo grosso, al Viaggiator Goloso).

Una scomoda verità: il 55% dei consumatori urbani decide a metà pomeriggio dove mangiare o cosa comprare per casa. Una risposta però ve la do: il passaggio degli

aperitivi a

apericena,

a cene con coktail.

Il libro di Carlo continua così con queste montagne russe di numeri e risposte, suggestioni e analisi antropologiche.

Su tutte riporto questo schema:

Emozione: l’interpretazione della soluzione crea emozionalità

La soluzione deve essere espressa in modo emozionale.

Soluzione: la leggibilità dell’emozione è una parte della soluzione.

Da pensare, davvero.

17 euro e 90 ben spesi.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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