Perché il discount è diverso dal supermercato e perché se ne deve fare una ragione

Giugno 2019. C’era una volta il discount. E c’è ancora, nonostante la nouvelle vague dica che non c’è più perché si è trasformato in supermercato.

Ragioniamo sui numeri. E soprattutto guardiamo alla struttura dell’assortimento.

Come si vede lo sforzo per trasformare l’assortimento da essenziale a servizio c’è stato, addirittura con quel quasi raddoppio dei freschi a peso imposto.

Parliamoci chiaro: il discount si è trasformato, non v’è dubbio. Ma da qui a dire che sia un normale supermercato ce ne corre. Ma poi perché mai i discount vogliono diventare supermercati a tutti i costi. Non è un disonore essere un discount, è un mestiere. E visto che oggi hanno un Roi e un Ebitda (leggi qui) superiore a quello dei supermercati, perché cambiare?

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

2 commenti
  1. Condivido la tua analisi che per gli addetti ai lavori è un fatto assodato. Credo però che il motivo della scelta sia rivolto al consumatore finale che identifica nella parola discount come un negozio per un segmento di clientela più ristretto. La parola “supermercato” probabilmente cerca di penetrare un target più ampio di clientela.

  2. Claudio grazie del post. Il nostro è un giornale on line b2b, i dati, i commenti sono fra persone con specializzazione nel retail e nel largo consumo. Per noi bisogna distinguere il discount dal supermercato, per molti motivi, uno fra tutti quello di questo articolo. Per il consumatore il discorso cambia, dice vado al supermercato e sta parlando indifferentemente di Esselunga o Lidl, ovviamente non distingue, o pochi la fanno. Ma, come detto, il nostro è un sito professionale

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