Questa volta è davvero la fine dei canali di vendita: il caso di Pinco Pallo a Torino

Luglio 2019. Ovviamente lo diciamo in tono ironico, non è ancora la fine dei canali di vendita, ma, insomma, vedere nello stesso locale un barbiere e un bar, potrebbe essere la volta buona.

La location

Via Gioberti a Torino è nel quartiere di Vanchiglia, dove resiste la buona borghesia del capoluogo piemontese. Sono numerosi i negozi di un tempo, nel senso che se sono sopravvissuti alla avanzata delle GSS e adesso dell’e-commerce, hanno come Pinco Pallo un futuro radioso.

Il negozio barbiere+cafeteria

Francamente ho visto questo negozio velocemente, passavo da via Gioberti per caso e sono rimasto folgorato dall’insegna. Non ho indagato sul proprietario e nemmeno sul progettista, ma converrete con me che si tratti di un unicum, di nome e di fatto.

Infatti non ci sono barriere architettoniche che separino le due attività e i due spazi commerciali, si entra nel bar, magari si va a far colazione nel dehor e si passa direttamente nello spazio della barberia. È la festa dell’immaginazione, ma anche della liquidità, sembra quasi un racconto a cavallo fra le memorie umbertine (quelle non guerresche) e i ritratti di Antonio Fogazzaro nel Piccolo mondo antico.

Lo si vede bene dagli arredi, dai singoli particolari nell’armadio (ovviamente non refrigerato) dei dolci, da quei pizzi ormai dimenticati ma che qui trovano ampio riscontro.

Il bar è addossato alla parete di sx, mentre la barberia a quella di dx, in mezzo c’è lo spazio ergonomico per il passaggio e per sostare nell’una come nell’atra direzione.

Il bar produce in parte di fronte al cliente mentre le macchine sono anch’esse a parete e il profumo del caffè torrefatto o pronto da consumare arriva certamente nella barberia.

Barberia che è ricca di segnali sul posizionamento. Il manifesto di Emanuele Pirella per i jeans Jesus, rivela che il recupero culturale di entrambi gli spazi e quindi dello stesso spazio è opera di un creativo che evidentemente stanco della vita di agenzia ha rilevato e rilanciato le due attività, unendole commercialmente e culuralmente. Lo si vede bene nel dehor esterno pronto per accogliere gli avventori del bar ma anche quelli della barberia.

Howard Schultz probabilmente non ha visto questo doppio-unico locale, ma probabilmente se ne invaghirebbe pensando all’evoluzione dei suoi Starbucks, non tanto per la parte tecnologica, che qui è assente, volutamente, tanto per il pensiero che c’è alle spalle della sosta e alla redempion del tempo. Che non è tempo perduto ma tempo arricchito e tempo ritrovato. Diceva Francesco Guccini: “Vedi cara, è difficile capire, è difficile spiegare, se non hai capito mai”. Nel senso che: Pinco Pallo non è per tutti, è segmentato e segmentante (anche nel prezzo, non proprio basso): o lo si ama e lo si segue o nisba.

Durante la visita la toilette era in ordine.

Guardate il modo di esporre i prezzi delle bottiglie: niente cartellini sono scritti con il pennarello direttamente sulle bottiglie.

La sostenibilità di Pinco Pallo, via Gioberti 45, Torino

Coerenza fra il posizionamento e la sua realtà                    5
Distintività e rilevanza versus i competitor                        5
Rapporto experience-prezzo                                              5
Sostenibilità                                                                        4
Attenzione all’innovazione         5
Attenzione ai millenials                                                      4
Attenzione ai senior                                                            4
Creazione di una community                                              4
Trasparenza                                                                                                          5

Scala di valori da 1 a 5, 1 basso, 5 elevato

Musica da ascoltare per questo articolo: Claude Debussy, Preludio al pomeriggio di un fauno


Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

2 commenti
  1. Buonasera Direttore, qualche tempo fa avevate pubblicato sempre su Torino il caso Auchan con barbiere all’interno del supermercato, chiesi ad alcuni “barbuti” cosa ne pensassero: 1) per AS è una commodity ovvero sempre aperto (domenica e lunedì) – la famiglia scorazza per suoi interessi lui va dal barbier 2) per EVB è una soluzione “aggressiva” ma funzionale mentre fa la spesa fa la barba risparmia tempo 3) AG per raggiungere il Mio Barbiere faccio 30 minuti di auto, non lo cambi con nessuno … personalmente (non in merito al barbiere) in generale le contaminazioni mi stanno disorientando come consumatore, vedi altro es http://www.bicieradici.com/ qui almeno sono entrambi settori no food, buona estate Edi

  2. Buonasera Edi, ricorda bene. Il problema è che stiamo andando verso la liquidità e la non catalogazione un pò in tutti i settori, e sta solo cominciando. Però siamo anche nel periodo dell’eccesso di scelta. Non possiamo andare ancora, almeno per il momento, nei negozi mono funzione, quelli storici, tanto per intenderci. Ricorda i bagni al mare? Adesso può trovare di tutto: ristorante, piscina, doposcuola, le sdraio sono un optional. Buona estate anche a lei

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