L’ipermercato è morto? Viva l’ipermercato. Conad rilancia una tipologia francese

Maggio 2019. Alcuni ipermkt passati da Finiper a Conad in comodato d’azienda sono già stati ristrutturati. Come la retail community sa bene la collaborazione fra i due gruppi va avanti da tempo e riguarda aspetti strategici e operativi. Nel frattempo Conad ha acquisito anche i 46 ipermkt di Auchan e i suoi 400.000 mq di vendita. La cultura aziendale di Auchan non è la stessa di Finiper, nella prima conta il centralismo tout court (si obbedisce e basta… o qualcosa del genere), nella seconda vige il centralismo democratico (il direttore dell’ipermercato ha un ruolo preciso, l’imprenditore ancor più).

Riuscire a trasformare gli Auchan in Ipermercati Conad non sarà uno scherzo (oltretutto c’è di mezzo una centrale, che farne? Ha dei manager competenti, storicamente competenti, ma come inquadrarli?). Auchan ha puntato molte carte sull’ipermercato-discount (e ha perso la scommessa), soltanto negli ultimissimi anni ha virato verso un ipermercato di servizio, addirittura cambiando la disposizione delle casse a Torino (leggi qui), Conad dovrà coinvolgere persone demotivate e quasi impaurite da quel che è successo, dovrà ridurre le superfici di vendita, dovrà lavorare a lungo sul posizionamento e sull’assortimento, sul pricing e sull’ammodernamento degli ipermercati ex Auchan. E soprattutto dovrà investire sulla comunicazione per far ritornare i clienti nell’ipermercato. Ricordiamo solo, per dovere storico, che ai tempi dell’accordo con il francese Leclerc il format fu di fatto abbandonato o almeno non esploso.

Alcune voci raccontano che Francesco Pugliese, Ad di Conad, gli ipermercati di Auchan non li voleva proprio, ma per chiudere l’accordo fu costretto a prenderli.

Vedremo.

Ma guardiamo al format.

Ragioniamo sul format dell’ipermercato

Se chiedete a Marco Brunelli, owner di Finiper e padre storico degli ipermercati italiani, quale sarà i futuro degli ipermercati probabilmente vi risponderà: “Degli altri non so, i miei stanno andando e andranno benone”.

Ottimismo di facciata? Può darsi. In realtà, visto che di ipermercati in Italia Brunelli ne ha aperti tanti, conviene ragionare sull’evoluzione della tipologia di vendita che tutti danno in via di sparizione o comunque in forte difficoltà. E che Conad è costretto a rilanciare.

Perché il format dell’ipermercato è entrato in crisi? Queste alcune ragioni, secondo RetailWatch:

. la banalizzazione del non food è stata eccessiva e i prodotti in vendita erano di scarsa qualità, sia visiva sia oggettiva,

. le promozioni degli anni ’80 e ’90 negli ipermercati nei decenni successivi sono state fatte anche nei supermercati, da qui la non necessità di recarsi all’ipermercato,

. l’invecchiamento della popolazione e il fatto che le giovani generazioni non hanno l’automobile ha fatto si che andare con l’auto in location extra urbane non sia più conveniente.

. cambiare il posizionamento e l’offerta degli ipermercati non è semplice perché il punto di vendita è una grande nave, rigida, che mal sopporta i cambiamenti repentini,

. la concorrenza dell’e-commerce in certe categorie è diventata spietata.

L’ipermercato di Auchan è andato in crisi per il modello assunto, quello del discount a tutti i costi, con quelle gigantesche aree di prodotti sciolti che provocavano soltanto volumi e poco margine e molte volte erano sporche e trasandate visti i modi di vendere e la mala educazione di molti consumatori.

Aggiungete a piacimento altre vostre considerazioni e avrete il quadro perfetto del perché l’ipermercato è entrato in crisi.

In realtà l’ipermercato (almeno i punti di vendita più innovativi) stanno cambiando direzione, fra i quali troviamo certamente anche quelli di Finiper. Per non ricadere nelle negatività della pubblicistica odierna e nel banale coatto, è utile invece studiare il cambiamento della tipologia e capire se ha ancora spazio nel futuro del retail. Alla fine di questo excursus daremo anche la nostra opinione.

. Riduzione delle superfici di vendita e maggior specializzazione.

. In Francia alcuni ipermercati (Carrefour) sono stati dati in franchising, fatto mai successo. Forse non si sa ma anche Ikea ha alcuni negozi in franchising.

. Per risolvere il problema del non food invenduto sono stati aperti spazi tipici del factory outlet (Leclerc).

. La cornerizzazione di brand dell’IDM è un trend del quale RetailWatch ha già parlato (leggi qui).

. Alcuni spazi, anche di mq importanti, sono stati devoluti alle MDD dell’insegna, le marche del distributore.

. La ristorazione, cioè uno spazio attrezzato e ben vivibile dove è possibile mangiare quel che si è comprato, ma anche spazi a servizio nei banchi assistiti all’interno dell’ipermercato, dimostrano una tendenza inequivocabile: quella del ristomercato.

. Produzione sul posto di specialità anche complesse.

. Sono state aperte sezioni apposite di prodotti biologici e funzionali.

. Il drive e il click&collect è ormai una esperienza consolidata.

. Assistiamo anche a una sorta di clusterizzazione, soprattutto nelle fasce più anziane.

. Sono in atto alcuni esperimenti per fare piccoli ipermercati di sole MDD, marche del distributore (Carrefour).

. Alcuni ipermercati hanno ridotto la superficie e sono stati trasformati in discount (Casino).

. Lotta allo spreco con un apposito algoritmo collegato agli sconti , Finiper (leggi qui).

. Anternativ bancking collegato al negozio, Panorama-Pam con N16 (leggi qui).

Forse abbiamo dimenticato qualcosa, forse.

Rimane il fatto che l’ipermercato è tutt’altro che morto, anzi sta cambiando pelle, adattandosi a comportamenti di acquisto e consumo mutati negli anni.

Il vero problema è che il cambiamento nei consumi non è più guidato dal retail e dalle grandi aziende, ma dal consumatore, con un ritmo di velocità superiore a quello delle aziende commerciali. Per inseguire il cambiamento negli acquisti e nei consumi l’ipermercato deve:

. o correre più velocemente del consumatore (ma non può riuscirci),

. o studiare e anticipare i cambiamenti del medio periodo.

Il giudizio di RetailWatch è che: alcuni non ci stanno riuscendo e quindi dovranno chiudere punti di vendita, altri ci stanno riuscendo a costi di sacrifici economici e organizzativi non indifferenti.

Aspettando i refurbishment di Auchan da parte di Conad. Un’altra sfida da far tremare le vene al retail italiano, si tratta, come abbiamo riferito di 46 unità e 400.000 mq.

Per chi è interessato all’argomento suggerisco l’articolo di Mario Sassi (leggi qui).

NB: musica consigliata per questo articolo, Gustav Malher, sinfonia n°9 in Re minore.


Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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