Santambrogio-Végé e lo sciopero di RetailWatch: forse è meglio con, che contro. E…

Settembre 2019. Giorgio Santambrogio, Ad di Gruppo Végé risponde e entra nel merito dello sciopero di una settimana di RetailWatch contro l’IDM, la GDO e i pure player dell’e-commerce.

 

Caro Direttore,

Ho letto con molto interesse e curiosità il tuo ultimo “pezzo” su Retailwatch. L’idea è decisamente carina: molti ne parlano e già questo è ovviamente positivo. La lunghissima amicizia che ci lega, mi impone però di scandagliare con più attenzione la tua pubblicazione, cercando di cogliere tutte le implicazioni. Partiamo dalla forma per arrivare al contenuto, sapendo ovviamente che il contenuto vale 99% e la forma vale 1%.

Forma: la parola “contro” è oggettivamente di moda. Tutti in questo periodo storico sono contro qualcosa, tutti sono contro qualcuno. La veemenza del termine contro sta raggiungendo livelli esagerati, a mio avviso. 

Detto questo, io non ho capito chi è contro. All’inizio hai dismesso i panni del Direttore di Retailwatch, presentandoti conseguentemente come un semplice consumatore. Qualche secondo dopo, rinforzi lo sciopero con il termine “abbiamo” (chi? Tanti consumatori?) e qualche secondo dopo ancora ritorni Direttore e dici che “noi giornalisti abbiamo l’obbligo di tirarvi per la giacchetta”.

Guarda che è importante la distinzione: non sono stolidi sofismi. Se parli come consumatore (peraltro che brutto il termine: basta consumare!!!), quindi se parli come cliente, hai un ruolo e puoi farti rappresentante di tutte le istanze, se invece parli come direttore di Retailwatch e quindi come giornalista di settore in un settore dove sei presente da mille anni (pur essendo tu un soave quarantenne) e dove da mille anni hai potuto orientare / consigliare l’intera business community, mi sembra strano questo sciopero improvviso.

Per ultimo, io non amo le generalizzazioni. Dire GDO, Industria di Marca e Pure E-player è una generalizzazione. E qui entriamo nel Contenuto.

Chiarisco: parlo come Amministratore Delegato di Gruppo VéGé e non come Presidente di ADM.

Nella giornata di celebrazione dei 60 del nostro gruppo, abbiamo presentato diversi progetti, attraverso l’uso di parole chiave. Se escludiamo comunità e convenienza, tutte le altre afferivano ad aree nell’ambito della sostenibilità e responsabilità sociale. Tutte, ripeto, tutte. Le parole erano strumentali all’evento al teatro Strehler, mentre i fatti sono oggettivi delle azioni di VéGé.

Citi emissioni di CO2 e risparmio energetico? In VéGé è appena partito il progetto del cambiamento dell’illuminazione da neon, tubo di led a led dei punti di vendita. Meno Co2 e risparmio (coeteris paribus) di oltre il 50%.

Citi gli sprechi alimentari: in VéGé, tutto è pronto per partire (come già annunciato) il 1 ottobre con il progetto Last Minute Sotto Casa, con il quale prevediamo di coinvolgere tutti i punti di vendita, di dimensione sotto i 1000 mq, nell’intero territorio nazionale. Alla grande con la Lotta allo Spreco, soprattutto dei prodotti freschi e freschissimi. Infine, ho l’auspicio che il progetto “educazione alimentare” all’interno di Gruppo VéGé, sensibilizzerà il modus operandi di milioni di italiani su una spesa migliore, magari quantitativamente minore, ma sicuramente prodromica ad un minor spreco. 

Citi riduzione della plastica: lunedì 2 settembre parte il progetto VéGé – Legambiente “60 spiagge pulite”. E’ decisamente un’inezia, lo so, ma se tutte le imprese italiane lo facessero, avremmo qualche milione di spiagge meno zozze.

Inoltre, e alzo il tiro, tutte le imprese di Federdistribuzione si sono impegnate, all’interno dei punti di vendita, ad accelerare i tempi della programmata rimozione dagli scaffali delle stoviglie usa-e-getta, dismettendo definitivamente tutte le stoviglie in plastica monouso entro il 30 giugno 2020, quindi in netto anticipo rispetto all’entrata in vigore della legge che impone la loro rimozione dagli scaffali nel 2021. Potrei continuare con altri esempi, ma essendo in via di delibera dei prossimi Cda, rimangono ovviamente ancora riservati. Sono sufficienti questi piccoli progetti ? Certamente no e li aumenteremo di giorno in giorno, di mese in mese e di anno in anno.

E poi io sono VéGé, un gruppo quantitativamente importante, ma probabilmente con meno risorse economiche di altri super gruppi del retail italiano. Questo per dire che se faccio io, come gruppo, queste iniziative, basta vedere cosa fa la concorrenza, e fanno tantissimo, per sminuire un po’ il tuo assioma che l’intero settore è fermo, o poco attivo, da meritarsi il tuo / vostro (?) sciopero.

Io ho la sensazione che i progetti di green washing siano sempre di meno: i clienti-cittadini sono sempre più Smart e soprattutto la generazione Z non ci perdonerebbe nulla.

Non so se è un bene o un male, ma le vere azioni di responsabilità sociale ( e soprattutto ambientale) sono divenute una importantissima variabile competitiva. Più viene positivamente stressata la competizione, meglio è a livello di sistema.

Per chiudere, io reputo che il nostro settore, essendo il più B2C del mondo (per definizione: quale altro settore ha decine di milioni di clienti quotidianamente che possono vedere e giudicare in tempo reale), sia uno dei più attivi.

Scioperiamo A FAVORE di una maggiore responsabilità ambientale, attuabile da altri settori, magari oligopolisti o con rendite di posizione.

Quindi tutto bene nel nostro settore, potrebbe interpretare un lettore non ancora annoiato dalla lunghezza della mia lettera...

No: e su questo hai ragione. Manca il legame tra il retail e l’industria. Troppi progetti singoli, magari efficaci, ma che non ragionano in ottica di sistema. Occorrerebbe un nuovo paradigma comune, condiviso, sinergico, ad alto valore aggiunto, ma probabilmente molta industria è in altre faccende affaccendata, come ad esempio tentare di far chiudere le centrali e le super centrali (italiane ed europee) o convincere l’opinione pubblica che la posizione dominante è solo tra il retail e l’agricoltura, quando è ben più marcata e pericolosa tra le multinazionali industriali e le imprese distributive.

Ma ai pesci-plastica, ciò non interessa...

Con devozione.

Gs

1 commento
  1. Caro Giorgio, grazie del tuo contributo. Il problema è che c’è poca informazione scarsa sensibilità nel vostro business. Tutti attendono le mosse dei primi o addirittura del gruppo. Il problema è che il tempo passa. Invano. Ricordo a te, a tutti i retailer, alle Industrie di marca ai pure player (questi ultimi non pubblicano nemmeno il bilancio di sostenibilità) che GS1 con i suoi codici ha inaugurato la stagione della blockchain, cioè uno strumento verticale (dal campo allo scaffale) di collaborazione. Pensa se tutti consorzi e le grandi aziende agroalimentari, i trasformatori, le IDM, la GDO (con i fornitori delle Marche del distributore) si mettessero attorno a un tavolo prendendo un impegno solenne e castigando chi fa il furbo per fare veramente la sostenibilità, dalla logistica al negozio, altro strumento di GS1, francamente disatteso dai più. Allora si che, se la cosa fosse ripetuta, non a chiacchiere, in tutto il mondo, si ricupererebbe parzialmente il tempo perduto. Io sono dell’idea che le multinazionali e le grandi aziende come la tua, insieme possono fare tanto per il pianeta. I vostri sforzi come Gruppo Végé sono lodevoli, ma scusa, Giorgio la franchezza sono una goccia in mezzo al mare. Ti ricordi quando parli di point of education come evoluzione del pdv? Bene, prendi i tuoi associati, i loro point of education e parla dell’ambiente. Ogni giorno, 365 giorni all’anno. So che è complesso intervenire nella sostenibilità, ma prima si inizia davvero meglio è. Hai ragione, ho fatto confusione presentandomi nel filmato come cittadino e contemporaneamente come giornalista, ma non è stato un errore: come faccio da giornalista a non occuparmi dei temi sociali e ambientali? O preferisci un giornalista che accende il microfono e dice: dica lei quel che vuole? Scioperare contro vuol dire, per me, tirarvi per la giacchetta. E poi ricordatevi bene che il cittadino-consumatore vota tutte le volte che entra nei pdv della GDO e, soprattutto i giovani, si ricorderanno bene cosa avete fatto o non avete per l’ambiente. Che è un patrimonio di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato