Tagliar la mortadella, formare gli imprenditori e fare il Robin Hood: tre mestieri di Conad

Settembre 2019. Il presidente di Conad, Claudio Alibrandi è tranchant: “Il nostro è un sistema senza falle. Se un negozio non va bene, è interesse dello stesso socio-proprietario chiuderlo”.

La frase non fa parte del sentiment di Conad ma del modello di business e per parlare di Conad e dell’acquisizione di Auchan, è utile ricordarla e tenerla bene a mente. Come bisogna ricordare che l’acquisizione è costata 1 mld di euro, investimento che deve rientrare e deve essere giocato a metà strada fra i margini commerciali e i guadagni immobiliari del socio di Conad in questa operazione, Mincione e le sue controllate.

L’acquisizione di Auchan è un grande mosaico, ogni mossa deve essere finalizzata e deve essere fatta in un certo modo. In pratica il sistema a succursali viene trasformato in cooperativa di cooperative, per dirla in termini tecnici: cooperazione fra dettaglianti.

Prendiamo il caso dell’Antitrust (leggi qui) e delle sue decisioni: “Anche se l’Antitrust si pronuncerà verso fine anno, l’operazione potrà partire prima. Conad sosterrà infatti eventuali spese per i rimedi chiesti dall’autorità”, Francesco Pugliese, Ad di Conad. Questo è inevitabile per limitare le perdite dei negozi marginali di Auchan che perdono anche nel 2019.

Sempre Pugliese ha sostenuto che circa 135 pdv diretti con insegna MyAuchan hanno un margine operativo lordo positivo e quindi possono essere velocemente trasformati in Conad. In che modo? “Individueremo i dipendenti più smart, che diventeranno soci. Formare imprenditori è tra le attività che sappiamo fare meglio, accanto a quella tipica di affettare mortadella, che ci dà sempre soddisfazione. Il resto della rete avrà tempi più lunghi” dice sempre Pugliese. I negozi in franchising sono invece stati contattati uno a uno: pensate al tempo e alle risorse che ci sono volute. Pugliese non dice nulla dei master franchisor che si sono preoccupati e mossi per primi.

Inglobare così tanti punti di vendita prevede da parte dei cedi di Conad rivedere e ampliare la logistica sia dello scatolame sia dei freschi e dei freschissimi. È vero che i cedi non sono mai al limite delle riserve, ma servirà uno sforzo di efficienza non indifferente. E poi ci sono i prodotti a marchio, le MDD, sostituirle non sarà uno scherzo perché le differenze merceologiche e valoriali sono evidenti, non tanto alle due aziende, quanto ai clienti che vedranno una nuova insegna e nuovi brand. Su questi due argomenti, logistica e MDD, non c’è traccia nelle dichiarazioni ufficiali.

Il ruolo degli ipermercati

L’ingresso negli ipermercati Auchan di Conad è più complesso di quello nei supermercati. Conad è già subentrata in alcuni IperLaGrandeI di Finiper. Il cantiere ipermercati adesso si allarga all’insegna Auchan.

Le gallerie commerciali rimangono di Auchan (Ceetrus). Conad e Pugliese hanno già annunciato una riduzione delle superfici di vendita sia nelle punte più alte (Torino) sia in quelle intermedie per concentrarsi anziché sul non food (come ha fatto Auchan, sbagliando) sul food (core business di Conad anche negli attuali suoi ipermercati).

Probabilmente Conad ha già trattato l’argomento con Cetrus e con Auchan Francia, ma la riduzione delle superfici è un passaggio obbligatorio nella ristrutturazione della divisione ipermercati, come lo è la ristrutturazione della forza lavoro della sede di Auchan, della quale si sa poco o nulla. Ma qui entra in ballo un sindacato non propenso a ragionare di trasformazione e il Mise (Ministero dello sviluppo economico) che non si sa come possa incidere nella vicenda. Conad proporrà a Cetrus nuovi affitti, inferiori per forza di cose a quelli praticati da Auchan alla stessa Cetrus. Metterà mano al costo del lavoro perché in diversi negozi il costo è del 17%, una incidenza sul fatturato che Conad non ha e non può certamente permettersi.

Robin Hood: il nuovo paradigma di Francesco Pugliese

Ovviamente la frase che riportiamo di Francesco Pugliese è ironica, ma sotto sotto sta ad indicare nuove strade commerciali e sociali: “Visti i risultati da bilancio degli ultimi 10 anni di industria (crescenti) e della distribuzione (calanti) forse la GDO toglie ai ricchi per distribuire ai poveri .... “. Potrebbe essere un nuovo paradigma?

Il Grande Viaggio 2018, le scuole, i giovani, la reputazione

Abbiamo già commentato Il Grande Viaggio di Conad degli scorsi anni, in collaborazione con Aaster di Aldo Bonomi. È importante ad avviso di RetailWatch avvicinarlo a il grande cantiere avviato per inglobare Auchan perché Conad ha costruito una grande macchina di ascolto, non fissa ma itinerante, unica nel panorama della GDO europea. È una macchina di ascolto e di costruzione della brand image e del consenso impressionante. Nelle 15 scuole di tutta Italia i dirigenti di Conad, compreso l’Ad Pugliese, hanno incontrato gli studenti e parlato del territorio, dei loro problemi di giovani, dei problemi sociali.

Ma c’è di più.

Ecco alcuni esempi:

. il 3-4 maggio del 2018 al liceo Vincenzo Monti di Cesena gli studenti sono stai invitati a parlare dei rapporti fra giovani italiani e giovani di origine straniera.

. il 10 e 11 maggio del 2018 all’IIS Sansi di Spoleto gli studenti hanno intavolato una accanita discussione sui temi della globalizzazione, dividendosi in due diverse anime, chi a favore e chi contro.

. il 25 e 26 ottobre del 2018 al liceo Respighi di Piacenza di nuovo hanno affrontato i temi della inclusione-esclusione di giovani stranieri, per giunta subito dopo alcune risse avvenute nel centro cittadino.

La metodologia adottata è stata quella del focus group prima e del forum in contradditorio poi.

Come si capisce non è stata una passeggiata. In tutti i focus group è emerso il disagio giovanile e gli antidoti, per curarlo. I dirigenti nazionali e locali di Conad ne hanno preso buona nota. L’ascolto rientra nei doversi basic degli imprenditori commerciali, dopo il taglio della mortadella e della formazione.

Musica consigliata per questo articolo: Anton Bruckner, Sinfonia N° 5 in si bemolle maggiore


Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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