Ma avete capito che ogni settimana ingeriamo 5 grammi di plastica?

Settembre 2019. Le numerose ricerche sugli effetti negativi che l’utilizzo eccessivo di plastica genera sull’ecosistema e sull’ambiente preoccupano sempre di più i consumatori italiani, che scelgono sempre più spesso prodotti realizzati con packaging sostenibili e a basso impatto ambientale.

MA IL LEGAME tra plastica e cibo è duplice. Da un lato, gli imballaggi in plastica sono utilizzati in massima parte per i prodotti food&beverage (76% del totale) con una prevalenza assoluta del comparto alimentare sulle bevande (3 imballaggi su 4). Una tendenza che, in questo momento, viene ulteriormente alimentata dai trend evolutivi del settore. Certamente la crescita del convenience food (il cibo già pronto, confezionato e spesso venduto in comode monoporzioni) e più in generale la rapida sostituzione tra prodotto sfuso e alimenti confezionati hanno l’evidente effetto di far aumentare in maniera significativa il numero di imballaggi prodotti. Di converso, persistono gravi inefficienze strutturali nei processi di raccolta e smaltimento che non impediscono l’ulteriore dispersione della plastica e non consentono il corretto funzionamento di un adeguato ciclo di recupero e riciclo. Da ultimo, non va taciuto il persistere delle cattive abitudini dei consumatori non sempre attenti alla corretta gestione dei rifiuti, finendo per inquinare in particolare i mari e le spiagge (ben il 26% di tutti i rifiuti rinvenuti sulle spiagge

italiane, infatti, sono bottiglie in plastica).

DALL’ALTRO È LA plastica a contaminare il cibo, sotto forma di microscopici frammenti (cosiddetti “microplastiche”) che vengono dispersi nell’ambiente circostante e spesso finisco per contaminare i cibi che poi ingeriamo, mettendo a rischio la nostra salute. In un certo senso, si può dire che ormai la plastica sia diventata parte della nostra dieta, dal momento che, secondo una ricerca commissionata da Wwf, ne ingeriamo ogni settimana 5 grammi (l’equivalente del peso di una carta di credito).

ALCUNI ALIMENTI SONO più sensibili di altri al problema delle microplastiche. Il World Economic Forum ha segnalato in uno studio quei cibi e quelle bevande che ne contengono di più posizionando in cima alla classifica l’acqua minerale in bottiglia, di cui gli italiani sono tra i più assidui consumatori. Si stima che in una bottiglia da un litro si possano trovare fino a 240 microplastiche.

DI FRONTE A questo scenario, sono molti gli italiani che hanno sviluppato una nuova consapevolezza su questo tema e desiderano che venga ridotto l’impatto di questo

materiali sull’ambiente e sulla nostra salute.

La plastica è, infatti, percepita come il materiale più dannoso per l’ambiente, come emerge dalla survey che Tetra Pack ha dedicato in modo specifico al tema del packaging. All’opposto, invece, si trova il vetro, che è avvertito dal 60% dei consumatori come più sicuro per l’ambiente.

SECONDO GLI ITALIANI, sono soprattutto le aziende a doversi far carico di questa rivoluzione

nel mondo degli imballaggi.

Un recente sondaggio di Eurobarometro sull’argomento ha evidenziato come il 92% di essi ritenga che le aziende e i retailer debbano fare uno sforzo per ridurre la presenza di plastica nel packaging dei prodotti mentre l’indagine di Pro Carton evidenzia come il 74% ritenga che sarebbe

giusto introdurre una tassa per obbligare le aziende ad adottare soluzioni di packaging maggiormente sostenibili.

Il 76% è la quota parte di plastica destinata ad imballaggi nel food&beverage

Il 95% è la percentuale dei rifiuti di plastica sul totale dei rifiuti rinvenuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge.

Fonte: Rapporto Coop 2019

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