Il vero punto di partenza nella trattativa Auchan-Conad. Aspettando un nuovo umanesimo

Ottobre 2019. Scrive Mario Sassi, Senior advisor con un lungo passato nelle relazioni con il personale, a proposito dell’integrazione Auchan-Conad:

“… per il modo con cui una multinazionale come Auchan, esperta e importante è “scappata” dal nostro Paese, per come ha lasciato a piedi un middle management preparato e lavoratori appassionati del loro lavoro. Veri “tifosi” della loro squadra. E come tutto questo è potuto avvenire in un tempo così ridotto e senza avvisaglie concrete se non negli ultimi mesi…”.

Sono parole che devono far riflettere soprattutto in un momento in cui molti invocano un maggiore umanesimo nelle relazioni economiche e quindi anche nello sviluppo del commercio. Umanesimo significa mettere al centro l’uomo. Questo, francamente non riesco ancora a scorgerlo nello sviluppo della GDO.

Senza fare inutili (inutili perché ininfluenti) appelli affinchè Conad salvi o valorizzi le professionalità delle persone abbandonate da Auchan è utile ricordare alcune cose perché rimangano scritte: prendo quindi a prestito le considerazioni di un manager che ricostruisce il percorso storico di Auchan e il suo momento di rottura, analizzando lo sviluppo dell’impresa in Italia e le sue dimenticanze e le sue debolezze.

  1. Cominciamo dai managers. Ce ne sono di buoni e di cattivi, sia  francesi (e di altre nazionalità), come italiani, non credo sia una questione di nazionalità.
  2. Veri leaders. Oggettivamente se ne sono visti pochi, qualcuno che ne aveva le caratteristiche è passato di qua, ma se ne è anche andato, a volte per diventarlo altrove, oppure non è riuscito. La cultura Auchan è prevalentemente una cultura di ‘allineamento’ e, se vogliamo, di omologazione. In una fase di espansione può andare bene, in una di difficoltà bisogna essere capaci di distinguere e confrontarsi in maniera costruttiva.
  3. Che Auchan abbia fallito non avendo in accurata considerazione tutte le tradizioni regionali e locali, e non abbia quindi creato legami forti e convincenti con i territori, è vero. E’ il problema della multinazionali: tanto pensiero centrale, poco pensiero locale. Quest’ultimo spesso vissuto con fastidio.
  4. La cultura dell’ipermercato 1. E' l'origine di Auchan ed il detto “chi nasce tondo non può morire quadrato”, qui ha una forte evidenza. Ancora si continua a ritenere che basterà un qualche lifting (stavolta almeno sono tutti convinti che dovrà essere di sostanza e non solo di forma) per invertire il declino del formato (ma il successo non è per niente assicurato).
  5. La cultura dell’ipermercato 2. Dominati da questa cultura, gli altri formati (prossimità e ultraprossimità)  sono stati vissuti marginalmente, figli di un dio minore,  senza veri e propri disegni strategici. Senza nessun vero sponsor nell'ambito del cuore decisionale. In questo contesto, a livello internazionale, si sono accumulati ritardi straordinari.
  6. La cultura dell’ipermercato 3. Questa cultura, spesso, marginalizza l’importanza dei Freschi e massimizza l’importanza del Non Food. Ma il Non Food è crollato e, oggi, e per il futuro sempre più, territorio delle vendite online. Mentre per i Freschi il ritardo è notevole.
  7. L’Italia dei supermercati. L’Italia è sempre stata una anomalia nel panorama di Auchan, proprio perché nel portafoglio aveva un’alta quota di supermercati (i figli del dio minore), peraltro essi stessi derivati da una progressiva acquisizione di aziende diverse con culture e mentalità diverse che, non ricondotte, attraverso una illuminata leadership, a unità di intenti, hanno convissuto in maniera anche conflittuale (ciò che piaceva all'una parte, non piaceva all'altra).
  8. Progetti. Ne sono stati fatti tanti, soprattutto nei supermercati. E qui ricordo, soprattutto, quelli nell’ultraprossimità (con buoni risultati, decisamente superiori alla media di mercato, ed in via di raggiungere un buon equilibrio economico) ed il nuovo modello di supermercato, nato solo un anno e mezzo fa, con un ottima risposta da parte dei clienti, ma ancora da perfezionare nell'equilibrio economico. Tuttavia pochi ci hanno veramentecreduto, preferendo investire le maggiori risorse creative in un nuovo modello di ipermercato che, purtroppo, stenta ad essere compreso ed apprezzato dai clienti.

Le nostre considerazioni finali

Questo, purtroppo è lo stato attuale della rete di Auchan, degli ipermercati, dei supermercati e delle superette. Rimane l’impegno quotidiano dei manager, dei quadri e di tutti gli addetti della sede e della rete che è stato per forza di cose rimosso dalla trattativa Conad-Sindacati, nelle trattative purtroppo contano i numeri, il conto economico, le singole posizioni e i rapporti di forza.

Fino a qui le considerazioni storiche e attuali su Auchan.

Noi di RetailWatch di mestiere facciamo i giornalisti e non gli imprenditori e nemmeno i sindacalisti e ci piacerebbe davvero un nuovo umanesimo dove al centro del business ci fosse l’uomo e solo l’uomo, inquadrandolo, nella giusta misura, in un nuovo conto economico. Il problema quindi non è tanto l’attualità stretta Conad-Auchan ma il divenire della GDO, dell’IDM, della nostra economia e del suo sviluppo. Imparare dal passato per un futuro migliore.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

6 commenti
  1. Giustissimo, complimenti per la vostra chiusura.
    Le parole del Manager ……sono di Paolo Bertini , uno dei pochi Manager “umani” che abbiamo avuto il piacere di conoscere . Competente, appassionato del lavoro, dei clienti, dei colleghi, dei collaboratori . Una grande persona! Sono del suo team i progetti per i nuovi supermercati. E’ stato un grande onore lavorare con lui.

  2. Queste parole hanno spiegato esattamente le criticità dell vissuto di Auchan in Italia; ai tempi della “bascula” le possibilità economiche degli italiani erano ancora una buona risorsa per i fatturati e la possibilità di avere tecno-bazar e alimentari nello stesso ipermercato era davvero un grande servizio.
    Auchan ha, però, utilizzato criteri francesi gestiti da italiani (lasciatemelo dire) a volte poco competenti ; il cliente ha notato il calo della freschezza sul campo dell’alimentare e offerte troppo brevi nel campo bazar. È stata,quindi, logica la perdita dei clienti che ha permesso il declino e la caduta libera di colui che doveva portare innovazione e non “distruzione”.
    Siamo arrivati dunque a un team formato da troppe figure gestionali e poche mani per rianimare dei reparti ormai in ginocchio.
    Ciò che ci auguriamo è la salvezza dei vari punti vendita ancora motivati a lavorare in un clima ottimale, che a catena, permetta di donare la vera attenzione a ogni piccolo particolare.

  3. Quanti cliché e quanta banalità in questo Articolo,lei ha scritto tante parole a cui non è attaccato niente,nuovo Umanesimo? cos’è? chi l’ha teorizzato?lei?
    Poi prosegue “Rimane l’impegno quotidiano dei manager, dei quadri e di tutti gli addetti della sede e della rete che è stato per forza di cose rimosso dalla trattativa Conad-Sindacati”
    E chi lo dice che sono Stati esclusi?
    Si informi meglio,e l’impegno dei manager,quadri,rappresenta meno dell’uno per Cento dei dipendenti Auchan,ha mai parlato con loro?con gli altri 17899 addetti,loro si,che nonostante un futuro incerto continuano a lottare.E se mai ne incontrerà uno(ne dubito visto le sue frequentazioni)chieda cosa ne pensano dei manager Auchan,dei quadri,quelli che lei definisce molto preparati,si accorgerà,suo malgrado,che le cose non stanno come lei dice,e la sua lontananza dalla verità, è equiparata alla distanza dagli addetti alle vendite che ancora oggi,loro si,portano Avanti l’azienda,cordiali saluti.

  4. Mi era stato sempre insegnato che per prima cosa bisogna sempre accontentare il cliente e poi la proprietà. ……alla prima loro riu nione invece i francesi hanno esordito dicendo che per primi contano gli azionisti e dopo gli altri……….con questa affermaz ione dopo il primo giorno mi sono detto :
    Questa azienda non durera’ a lungo

    1. La stessa cosa che dissi io al loro arrivo, anzi sin da quando si era Sma. Non sono aziende che fanno commercio, ma fanno solo finanza x il profitto. Nn gliene puo fregar di meno !!

  5. Complimenti per l’articolo, focalizzo l’attenzione sull’aspetto umano: secondo la mia opinione, avendoci lavorato per 5 anni, ritengo che il principale problema sia stata l’ipocrisia nel comunicare determinate cose (…condivisione dell’avere, del sapere, del potere…) alle quali non seguivano mai i fatti, anzi. Ho letto di tutto sul web su questa situazione, noto che si gira sempre intorno ma non si va mai al dunque e non ne capisco i motivi: persone appassionate? Sì, ce ne sono, ma vi assicuro che ve ne sono molte, moltissime di più, arrabbiate, incattivite, demotivate. Nel corso degli anni i manager francesi ed italiani di auchan, davano l’impressione che al posto delle persone avrebbero potuto lavorare anche delle scimmie, tanto erano performanti e perfetti i sistemi di lavoro che proponevano. L’azienda offriva tutto il necessario per raggiungere le performance richieste, se l’obiettivo era mancato la responsabilità era certamente del collaboratore/scimmia.
    Affermo una banalità: sono le persone che fanno le aziende; anche per auchan, a chiacchiere, in perfetta linea con l’ipocrisia che li ha sempre contraddistinti.
    Hanno fallito miseramente, i miei complimenti.
    P.S. per fugare ogni eventuale dubbio: chi scrive è uscito dall’azienda di propria sponte, oramai 15 anni fa. Quanto sopra nè per rabbia nè per qualsiasi altra cosa ma solo perchè da ciò che leggo dappertutto stenta a venire fuori la vera natura prevalente dei pochi che decidevano con supponenza, arroganza ed incompetenza; dei veri ciucci e presuntuosi. A voi, ancora, i miei complimenti

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