Le Mareviglie e le uova di muggine, tra opportunità dell’export e resilienza con la GDO

Novembre 2019. Contribuire alla valorizzazione di un territorio. Diventare veicolo di diffusione culturale.

Un ruolo che chiunque può assumere, dal privato cittadino all'imprenditore del settore pubblico o privato. E in questo elenco vanno incluse anche le catene della grande distribuzione alimentare.

Quello che potrebbe sembrare un paradosso, in realtà, è una potente strategia di promozione locale.

Aumentare la visibilità delle eccellenze tipiche dei nostri territori equivale a far uscire questi prodotti “dalla nicchia”.

Testimone di questo scenario, è l’azienda “Le Mareviglie”, con il suo titolare Salvatore Faedda.

Un azienda che da oltre trent’anni opera nel mercato locale, nazionale ed estero nella produzione artigianale di bottarga di muggine e tonno, affumicati di pesce, antipasti di mare e altre specialità.

Dagli esordi come venditore di uova di gallina, alla gestione di salumerie sino alla decisione nel 1990 di avviare un laboratorio artigiano sulla bottarga che oggi è diventato uno stabilimento da 670 mq con il 60% di automazione industriale, dando lavoro a 10 dipendenti con un organizzazione commerciale di   7 agenti plurimandatari in giro per il mondo.

Fatturato e canali?

Lo scorso anno abbiamo chiuso con 1.2 milioni di euro, con una proiezione per il 2019 di un incremento del 10%. Abbiamo l’ambizione per il 2020 di raddoppiare il fatturato.

Il 50% è assorbito dalla GDO, il 30% dal Horeca e il restante dagli specializzati (enoteche, pescherie e gastronomie).

Ci può dare una indicazione sul peso geografico del suo business?

Circa il 20% viene realizzato all’estero (Giappone, USA ed Emirati Arabi), mentre il restante 80% a livello nazionale, dove il peso regionale è meno del 20%.

Operate con un unico brand? Lavorate anche come co-packers?

Operiamo attraverso 3 brand declinati a seconda dei canali di vendita: “Le Mareviglie” per la GDO, “Su Tianu Sardu” per l’Horeca, “Quarta Reggia di Sardegna” per gli Specializzati.

Poco più del 80% viene realizzato con i primi 2 brand.

Lavoriamo quindi anche come co-packers principalmente per conto di altri produttori.

Visto il peso predominante del vostro business fuori dall’isola, quali difficoltà riscontrare nel dover varcare di continuo il Tirreno?

A parte i costi logistici, il fattore più critico per noi sono i corrieri; trovare fornitori che garantiscano le consegne con puntualità ed efficienza è un lavoro molto difficile.

In questo momento, immagini che abbiamo un solo fornitore sui trasporti e con un rapporto di sole-sourcing ovviamente fa il bello e cattivo tempo.  Trovare fornitori affidabili non è facile, tante parole ma poi sono i fatti quelli che contano.

Quando gli domano dei rapporti con la GDO locale, la provocazione è forte: i buyer delle catene sarde non apprezzano le aziende artigiane del territorio, salvo qualche rara eccezione.

Ci equiparano all’Industria di Marca per posizionamento, e condizioni commerciali, ormai il buyer è diventato un “cassiere” più che un interlocutore capace di selezionare gli assortimenti, declinare delle proposte di valorizzazione del prodotto con attività di sell-out che sappiano contestualizzare il valore intrinseco che un prodotto come il nostro rappresenta sul mercato del largo consumo.

Paradossalmente, sottolinea Faedda, i buyer delle catene fuori dall’isola sono più “attenti” a questi aspetti, dove il “brand Sardegna” è ritenuta una risorsa premium che qualifica l’offerta sul punto vendita.

Parole forti che evidenziano a giudizio di chi scrive l’orientamento della GDO nei confronti dei fornitori minori, con due atteggiamenti prevalenti:

il caso in cui il distributore considera il piccolo fornitore come un soggetto che permette semplicemente di aumentare la propria varietà assortimentale, scegliendolo sulla base del prezzo e in ottica di breve periodo,

il caso in cui il piccolo fornitore viene considerato come un partner da sostenere nei suoi processi di crescita quali-quantitativa.

È chiaro che quest’ultimo orientamento, rappresenta il presupposto fondamentale per lo sviluppo di rapporti stabili improntati alla ricerca di un elevato grado di efficacia ed efficienza nella gestione delle attività di canale.

Peraltro, i vantaggi reciproci derivanti dalla collaborazione sono ampiamente riconosciuti.

Tuttavia, il conseguimento di tali vantaggi non è sempre immediato ed automatico.

Marco Cossu

Sono un appassionato di retail, nuove tecnologie e comunicazione, e ogni giorno cerco di di portare competitività, passione, entusiasmo e innovazione alle Imprese che vogliono confrontarsi, crescere e investire in conoscenza e approcciare il ...

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