Il bilancio CSR di Lidl Italia: come il supermarket-discount ha capito bene la lezione

Novembre 2019. Nelle scorse settimane abbiamo pubblicato il bilancio di sostenibilità di Aldi (leggi qui). È un bilancio corporate e man mano le attività del retailer tedesco andranno avanti cominceranno ad arrivare anche i numeri da accoppiare agli intendimenti.

Lidl ha fatto un passo in più e il suo bilancio di sostenibilità è un utile esempio per capire il gap culturale all’interno della GDO: i succursalisti classici glissano e due supermarket-discount li surclassano, sicuramente grazie alle indicazioni di gruppo, ma anche per la volontà dei rispettivi Ceo.

La definizione di Csr

“La sostenibilità fa parte della promessa di qualità che ogni giorno facciamo ai nostri clienti”. Definizione centrata, una promessa che non può essere fatta a vanvera, le persone che entrano nel negozio e acquistano potranno verificare in continuazione.

Gli assi strategici di sviluppo sono:

. Tutelare l’ambiente e il clima

. Promuovere stili di vita sani,

. Offrire un contributo alla comunità.

Cinque aree di attività:

  1. Ambiente,
  2. Assortimento,
  3. Collaboratori
  4. Partner commerciali
  5. Società

Vediamone alcuni.

Sull’assortimento: “Sviluppiamo il nostro assortimento con l’obiettivo di offrire prodotti di elevata qualità ad un prezzo conveniente. Al fine di tutelare l’ambiente in cui operiamo e promuovere una sana alimentazione, ci avvaliamo di note certificazioni che garantiscono la sostenibilità ambientale e sociale dei nostri prodotti e proponiamo alternative alimentari, come prodotti senza glutine, senza lattosio o biologici”. Lidl ha un portafoglio di 2.500 prodotti, l’80% è italiano. 370 sono certificati e l’85% appartiene ai marchi di fantasia di Lidl.

Sui collaboratori: “I collaboratori sono la chiave del nostro successo e, grazie alla loro passione e impegno, contribuiscono ogni giorno al raggiungimento degli obiettivi aziendali. Per questo ci impegniamo a migliorare continuamente le politiche di gestione delle risorse umane, al fine di creare un ambiente di lavoro positivo e stimolante”.

Sui partner commerciali: “Ci impegniamo a creare rapporti di collaborazione a lungo termine con i nostri fornitori, basati sulla correttezza reciproca e un comportamento etico.

Siamo una società italiana e, come tale, prediligiamo la collaborazione con fornitori locali.  Il nostro assortimento infatti è composto per l’80% da prodotti Made in Italy. Promuoviamo l’italianità anche all’estero, esportando le eccellenze della tradizione italiana negli oltre 10.800 store Lidl nel mondo”.

Sulla società: “Come Azienda capillarmente diffusa in tutta Italia, siamo consapevoli del nostro ruolo nella società e desideriamo esserne parte attiva, con grande attenzione al territorio e alla comunità.

Intendiamo offrire il nostro contributo non solo attraverso il lavoro quotidiano, ma anche mediante iniziative concrete e radicate nel territorio”.

Sono solo alcune note sulle quali riflettere che si possono vedere in esteso sul sito.

Le nuove aperture e gli standard

Da ricordare che nei 2 anni scorsi Lidl ha aperto 42 nuovi negozi e ne ha ammodernati 46. L’80% delle nuove aperture è stata fatta su aree dismesse, quindi non ha occupato nuovo suolo, una risorsa ormai rara in Italia. Il 100% degli immobili è certificato Iso 50001.

La produzione di fotovoltaico ha raggiunto i 1.999.013 kwh. Il risparmio di CO2 è stato di 97.201 tonnellate. Altri numeri li trovate qui.

È, insomma, un compendio da azienda leader che ha capito bene il valore della Corporate social responsibility.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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