I millenial amano il food delivery e la gdo risponde con l’on the go

Gennaio 2020. Siamo il terzo mercato in Europa, dietro Gran Bretagna e Spagna, per mole di consumi di food&beverage fuori casa, un settore che costituisce oltre un terzo dei consumi alimentari complessivi del nostro Paese e che in questi anni di crisi ha retto molto meglio del carrello alla stretta del budget delle famiglie.

E anche per i prossimi anni si prevede sarà una delle voci più interessanti dei consumi nazionali.

All’interno di questo contesto, il segmento sicuramente in maggiore crescita è quello del meal delivery, il ristorante che va a casa degli italiani. Secondo Nielsen, sono 4,2 milioni gli italiani che hanno utilizzato il servizio del pasto a domicilio almeno una volta nell’ultimo anno, analogamente un’indagine Fipe rileva che nell’ultimo anno oltre il 30% dei nostri connazionali ha utilizzato la consegna a casa di cibo attraverso i canali online e social.

Se il food delivery sta pian piano rubando spazio ai takeaway tradizionali, nel 2018 i ristoranti, dopo un lieve rallentamento mostrato l’anno precedente, sono tornati in testa alle preferenze degli italiani. Oltre i tre quarti dei consumi fuori casa restano infatti appannaggio dei locali dove il pasto viene gustato seduti a tavola. Il consumo nei ristoranti resta la scelta prediletta dai consumatori non solo in Italia, ma in tutta Europa, sia per la ricchezza dell’esperienza offerta da un ambiente studiato ad hoc che per l’opportunità unica di socializzazione. Quando si opta per il food delivery, lo si fa prioritariamente per il desiderio di non uscire di casa. È infatti questa la prima motivazione di utilizzo del servizio da parte degli addicted di meal delivery, a cui seguono fattori quali il frigo vuoto, la mancanza di tempo e voglia non solo di cucinare, ma di pensare ai pasti, o, infine, l’arrivo di ospiti imprevisti.

Fonte: FIPE, 2018

Millenial entusiasti

Il profilo tipo di chi ricorre alla consegna a domicilio è il consumatore giovane, il Millennial nativo digitale, senza significative differenze di genere, il o la professionista single che rincasa tardi e non ha tempo né di fare la spesa né di cucinare.

Un discrimine rilevante è la posizione geografica: Milano e Roma sono la patria del meal delivery, un servizio che oggi raggiunge il 93% delle città italiane con più di 50mila abitanti e quasi un abitante su due, mentre restano scoperte ampie aree meno densamente popolate, specialmente al Sud. Tuttavia, la copertura del servizio in Italia procede a ritmo sostenuto: solo due anni fa la quota di comuni coperti dai servizi di consegna a domicilio era pari al 74%, raggiungendo appena un terzo della popolazione residente.

La pizza resta il piatto più amato anche quando si ordina online, seguita da hamburger e cucina giapponese e cinese. Mentre in termini di crescita, stanno prendendo sempre più piede la gastronomia e la rosticceria gourmet di alta qualità, segmenti che nel giro dell’ultimo anno hanno quintuplicato i numeri, così come i nuovi cibi etnici e i piatti salutistici.

Di fronte al boom di un fenomeno che già lo scorso anno ha totalizzato un business di 350 milioni di euro - e si stima raggiungerà il mezzo miliardo di fatturato nel 2019 -, la grande distribuzione ha risposto ampliando l’offerta dei prodotti che soddisfano gli stessi bisogni derivati da questa tipologia di servizio. Il cosiddetto “food to go”, il cibo pronto ad alto contenuto di servizio comprato ai banchi del supermercato, sta infatti crescendo quasi a doppia cifra, con un giro d’affari che nell’ultimo anno ha sfiorato 1,9 miliardi di euro. Se snack dolci e frutta secca pronta al consumo sono le prime due voci di spesa del food to go all’italiana (seguite da primi piatti pronti e dal sushi), a registrare le dinamiche più interessanti sono invece i piatti della tradizione made in Italy: polenta, pasta ripiena, altri primi piatti e le insalate pronte, anche di frutta e verdura di IV gamma.

Fonte: Nielsen, Nomisma e italiani.coop

Eros Casula

Lavora nel mondo IT da quasi 22 anni, dal 1998 al 2002 ha lavorato per multinazionali IT e caseari ricoprendo il ruolo di project manager, dal 2002 a oggi è libero professionista.

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