Bilancio di sostenibilità: serve un modello. Guardate il caso del bilancio di Humana

Gennaio 2020. A proposito di responsabilità e bilanci di sostenibilità. Humana, la società che si occupa di ridare valore, tramite il second hand, ai capi di abbigliamento è stata premiata più volte per la qualità del suo bilancio.

Date una lettura, non troppo veloce, a questo bilancio perché si impara immediatamente come deve essere redatto il bilancio di sostenibilità e le informazioni che è necessario mettere in evidenza.

Partiamo dal calcolo economico generato e distribuito

L’indicatore del valore economico generato e distribuito è uno dei GRI Standards che offre una misura della ricchezza generata da un’organizzazione grazie al proprio core business (valore economico generato) e una rappresentazione di come questa venga redistribuita ai diversi stakeholder con i quali l’organizzazione si rapporta (valore economico distribuito). Il valore economico distribuito rappresenta quindi l’entità delle risorse che l’organizzazione destina ai propri fornitori, ai collaboratori, agli azionisti, alle Amministrazioni Pubbliche, alla collettività e all’ambiente: la rendicontazione di tale valore è dunque per noi un elemento fondamentale di trasparenza. Nel caso di HUMANA Italia, l’indicatore viene calcolato sia per la Cooperativa, sia per la ONLUS (nelle Tabelle 1 e 2 si esplicita infatti il valore economico generato e distribuito per entrambi gli enti). Per HUMANA SCARL il valore generato è rappresentato principalmente dai ricavi derivanti dalla vendita degli abiti usati, mentre per la ONLUS deriva dalla valorizzazione degli abiti donati alle consorelle in Africa e dalla raccolta fondi.

Seguono poi i dettagli sulle voci e esposte e gli interventi effettuato sul plusvalore prodotto.

Cari retailer ma anche cari manager dell’industria di marca: potete fare un bilancio che si avvicini a questo modello? È una questione di trasparenza ma anche di crescita soggettiva e aziendale combinate fra loro.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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