Fame vs obesità, cibo vs carburante. Il viaggio di Barilla nei paradossi dell’alimentare e la sostenibilità

Gennaio 2020. Sono stati il Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e Luca Barilla, per la Fondazione Barilla, i due protagonisti del taglio del nastro che ha dato l’avvio alle celebrazioni di Parma 2020 Capitale Italiana della Cultura. L’evento ha coinciso con l’apertura al pubblico della mostra dal titolo “Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile” promossa dalla Fondazione Barilla e realizzata con la collaborazione di National Geographic Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterranean (SDSN Med), Madegus, Civicamente, il contributo di un comitato scientifico multidisciplinare, la curatela di Codice Edizioni e con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Parma. Da oggi 11 gennaio e fino al 13 aprile gli spazi della Galleria San Ludovico (Borgo del Parmigianino, 2) e i Portici del Grano (Piazza Giuseppe Garibaldi, 1) ospiteranno un percorso esperienziale, che si propone di far comprendere il forte legame che esiste tra la tutela della nostra salute e quella del Pianeta, a cominciare da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto. Un percorso multimediale che arricchisce il programma educativo “Noi, il cibo, il nostro Pianeta” inserito in un protocollo d’intesa col MIUR.

“L’alimentazione, la nutrizione e la tutela dell’ambiente sono elementi fortemente uniti tra loro e possono contribuire, in modo diretto e indiretto, alla realizzazione degli SDGs. Correttamente nutriti, infatti, i bambini possono imparare, le persone possono condurre una vita sana e produttiva e le società possono assicurarsi prosperità. Curando la nostra terra e adottando un’agricoltura sostenibile, le generazioni presenti e future saranno in grado di nutrire una popolazione in crescita e di mitigare i cambiamenti climatici, consumando meno acqua e producendo meno gas a effetto serra. Con questa mostra desideriamo far nascere in tutti, giovani generazioni e non, un senso di cittadinanza attiva e una crescente consapevolezza che porti a ripensare i nostri sistemi agroalimentari. Puntiamo a sensibilizzare le coscienze, mettendo al centro una corretta educazione, alimentare e ambientale, per dar vita a questo cambiamento”, ha dichiarato Anna Ruggerini, Direttore Operativo di Fondazione Barilla.

La produzione di cibo è infatti l’attività dell’uomo che contribuisce di più al cambiamento climatico (fino al 37%), superando il riscaldamento degli edifici (23,6%) e i mezzi di trasporto (18,5%). Ecco perché occorre ripensare il modo in cui produciamo il cibo. Un’esigenza che nasce anche da una previsione: da qui a trent’anni saremo circa 10 miliardi di persone sul Pianeta e questo renderà necessario produrre più cibo. Tuttavia, continuando a farlo con questo ritmo e in questo modo, i danni che arrecheremo al Pianeta saranno incalcolabili.

C’è un’emergenza che è sotto gli occhi di tutti, il nostro modello di vita non è più sostenibile. Migliaia di ragazzi chiedono a noi adulti, ai politici e a chiunque ne abbia la capacità, di fare qualcosa di concreto. C’è un rischio concreto di estinzione di specie animali e vegetali, al tempo stesso le emissioni di gas serra sono quasi raddoppiate rispetto al 1980 portando a un aumento della temperatura di circa 0.8°C rispetto all’inizio del secolo.I cambiamenti climatici, che colpiscono i nostri raccolti, che provocano incendi, inondazioni o anche altre catastrofi ambientali, sono causati in buona parte dal modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo. Ogni anno sfruttiamo l’equivalente di 1,7 pianeti per vivere e intanto, solo con la nostra agricoltura, contribuiamo con il 37% delle emissioni di gas serra al riscaldamento del Pianeta. Dobbiamo invertire questa tendenza, dare vita ad una vera e propria rivoluzione alimentare partendo dalle scuole, dai docenti e dai ragazzi”, ha spiegato Riccardo Valentini, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change ‐ IPCC, Premio Nobel per la Pace nel 2007, ospite d’eccezione nel corso dell’appuntamento.

“Tra trent’anni sulla Terra ci saranno dieci miliardi di bocche da sfamare. E già oggi - tra sfruttamento delle risorse naturali, occupazione dei suoli, riduzione della biodiversità e attività che influiscono in modo drammatico sul clima - abbiamo portato il pianeta sull’orlo del collasso. Perché possiamo consegnare alle generazioni future una prospettiva di salute e di benessere, è indispensabile ripensare tutto il sistema alimentare, dall’agricoltura alla nostra tavola. “Ispiriamo le persone a prenderci cura del pianeta” è il motto della National Geographic Society, ed è per questo che abbiamo accolto con convinzione ed entusiasmo l’opportunità di collaborare a questa iniziativa, nello spirito di stimolare una maggiore consapevolezza delle sfide che ci aspettano sia nelle singole persone sia nelle istituzioni”, ha dichiarato Marco Cattaneo, Direttore del National Geographic Italia che, in occasione dell’appuntamento, ha fatto da guida alla mostra della Fondazione Barilla.

La mostra è realizzata per creare un vero e proprio percorso immersivo, diviso in più parti. La prima, presso gli spazi della Galleria San Ludovico, rappresenta un “viaggio virtuale” che punta a mettere in evidenza i paradossi globali del sistema alimentare: fame vs obesità perché per ogni persona malnutrita nel mondo ce ne sono due che sono obese o sovrappeso; cibo vs carburante perché un terzo del raccolto di cereali viene utilizzato per dare da mangiare agli animali o per produrre i biocarburanti, nonostante il problema della fame e della malnutrizione e spreco vs fame, perché ogni giorno, dal campo alla tavola, vengono sprecati 1.3 miliardi di tonnellate di cibo commestibile, quattro volte la quantità necessaria a sfamare gli oltre 820 milioni di persone malnutrite in tutto il mondo.

La mostra interattiva mira anche a esplorare le diverse correlazioni che il cibo ha con il mondo che ci circonda: si passa da “Cibo e Cultura” a “Cibo e Città”, per poi parlare del profondo legame tra “Cibo e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” fino alla sezione dedicata al “Piatto Virtuale”, che permette di scoprire se la nostra dieta è effettivamente sostenibile, per noi e per l’ambiente.

Il percorso di consapevolezza e comprensione dei nostri sistemi alimentari si sposta successivamente presso i Portici del Grano, in cui sarà possibile ammirare gli scatti della mostra sviluppata con National Geographic Italia e dedicati ai mille volti delle culture del cibo nel mondo: fotografi professionisti hanno contribuito a realizzare un viaggio attraverso posti esotici, vicini e lontani, evidenziando la centralità del cibo.

“Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile” offre inoltre percorsi di approfondimento ai ragazzi: per le scuole è prevista un’esperienza ancora più formativa che va dalla visita guidata all’esposizione, fino a momenti ludico didattici presentati secondo il livello scolastico di appartenenza di ciascuna classe, con lo scopo di consolidare ulteriormente le conoscenze oggetto della mostra.

Eros Casula

Lavora nel mondo IT da quasi 22 anni, dal 1998 al 2002 ha lavorato per multinazionali IT e caseari ricoprendo il ruolo di project manager, dal 2002 a oggi è libero professionista.

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