Sostenibilità, non se parla mai abbastanza. E dopo le banane, bisognerebbe…

Gennaio 2020. Riceviamo e volentieri pubblichiamo da Fairtrade Italia a proposito dell’articolo “Proviamo a fare la spesa sostenibile nella GDO: una metodologia di visita e acquisto” di Domenico Canzoniero.

Gentile Direttore Luigi Rubinelli,

abbiamo letto con interesse il servizio dal titolo: “Proviamo a fare la spesa sostenibile nella GDO: una metodologia di visita e acquisto” a firma dell’esperto di “Marketing Consapevole” Domenico Canzoniero. Occupandoci di questi temi, infatti, riteniamo sia importante offrire approfondimenti sui concetti relativi ad una buona spesa sostenibile e appoggiamo iniziative di approfondimento in questo senso. Non se ne parla mai abbastanza.

Tuttavia, nell’esperienza proposta dall’articolo citato abbiamo notato dei punti dove, a nostro avviso, è importante fare chiarezza e per questo vi proponiamo alcune osservazioni riguardanti l’approccio e le informazioni veicolate dal consulente nella sua analisi, che ci sembra di capire, ha scelto proporre dopo una visita in un punto vendita di un’insegna della Gdo in Lombardia, probabilmente nel milanese.

È sicuramente positivo sottolineare l’importanza del concetto di consumo consapevole. Per questo, ci teniamo a chiarire che le banane sono un frutto coltivato e raccolto tutto l’anno e quindi non è corretto dire

banane che invece sono di stagione a febbraio-marzo e in posti lontani. Non c’è un nesso intenzionale tra l’offerta e la stagione, almeno così pare”.

Riguardo al dubbio

Sarà più sostenibile un prodotto del territorio o uno biologico che viene dalla Spagna? E se venisse dal più lontano? Nel dubbio li prendo entrambi. Farò qualche ricerca sul valore di sostenibilità di un prodotto rispetto al km 0 o al biologico”.

ci teniamo a sottolineare che, ad esempio, il marchio Fairtrade dei prodotti del commercio equo e solidale provenienti dai Paesi in via di sviluppo di America Latina, Africa e Asia si basa su una sostenibilità di tipo sociale, economica e ambientale. Ci sono infatti degli strumenti che permettono di ridurre l’impatto ambientale anche di prodotti provenienti da Paesi lontani come quelli con il marchio di certificazione Fairtrade. Abbiamo molti dati interessanti al riguardo che possiamo condividere per eventuali approfondimenti sul tema, visto che l’autore ad un certo punto afferma

né tanto meno penso sia molto sostenibile dal punto di vista ambientale visto che tratta prodotti che vengono dall’altra parte del mondo

e più avanti, verso la fine, anche

se si vuole fare una spesa sostenibile bisogna misurare l’impronta ambientale del prodotto e in base a quella regolarsi”.

L’affermazione

banane confezionate e con il marchio equo e solidale Fairtrade di Altromercato

non è corretta in quanto Altromercato non ha la licenza che autorizza ad operare con il marchio di certificazione del commercio equo e solidale registrato Fairtrade. Di conseguenza le banane Altromercato non possono essere contrassegnate dal marchio Fairtrade.

Sul tema del prezzo, riguardo al passaggio nel quale Canzoniero scrive

Le banane però non sono proprio una specialità italiana o europea e allora prendo la confezione e leggo i prezzo: 2,70 euro al kg. Giro lo sguardo e le banane in offerta sono esattamente 3 volte più economiche a 90 centesimi al kg. Va bene l’equo e solidale ma il triplo mi pare un divario troppo grande per non influenzare la scelta

è necessario chiarire che la normativa vigente prevede che le banane biologiche siano confezionate nei punti vendita che non vendono merce strettamente biologica e quindi bisogna tener conto del costo dettato dalle esigenze di packaging nel prezzo finale. E, comunque, in tanti punti vendita delle insegne che vendono prodotti Fairtrade non costano il triplo come affermato.

Visto l’interesse per l’argomento siamo disponibili naturalmente ad approfondire come i retailer stanno affrontando e affronteranno nel prossimo futuro il settore del commercio equo e solidale, con dati interessanti che possiamo fornirvi, comprese alcune tendenze significative basate su studi e casi concreti di scelte delle insegne della Gdo.

Paolo Pastore, Fairtrade Italia

Eros Casula

Lavora nel mondo IT da quasi 22 anni, dal 1998 al 2002 ha lavorato per multinazionali IT e caseari ricoprendo il ruolo di project manager, dal 2002 a oggi è libero professionista.

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