Conad rinuncia definitivamente ad allargarsi a Milano e dintorni. Il caso Punto Lombardia

Gennaio 2020. Che il succursalista Auchan non potesse entrare, con la sua storia e le sue operation dirette, in una cooperativa di dettaglianti come Conad, lo si sapeva già.

Siamo però rimasti alla conferenza stampa di dicembre nella quale Francesco Pugliese, Ad di Conad, ha annunciato l’opzione O, o qualcosa del genere (leggi qui), per arrivare a cercare di integrare il maggior numero di negozi nel suo sistema e con essi il maggior numero di lavoratori.

Rimane in sospeso la centrale Auchan e i suoi quasi mille dipendenti, più le sedi periferiche, che francamente non sappiamo quantificare. I dirigenti avrebbero firmato, collettivamente e individualmente, un rapporto a parte. Diversi dirigenti, probabilmente, hanno procrastinato la loro uscita perché in funzioni delicate e strategiche. Rimangono molti quadri e moltissimi lavoratori, con un numero elevato di qualifiche.

Lo smantellamento delle sedi periferiche

Le prime prove di smantellamento delle sedi periferiche sono cominciate la scorsa settimana con “La comunicazione di avvio di procedura di licenziamento collettivo ai sensi degli art. 4 e 24  della legge 223 del 1991” ai 23 su 37 lavoratori di Punto Lombardia spa. Il procedimento di licenziamento collettivo è per dare la possibilità di attivare la Naspi (mobilità). E infatti sindacati si troveranno questa settimana con i responsabili di Punto Lombardia e i consulenti per trovare una soluzione.

Leggendo i bilanci dell’azienda i responsabili hanno scorporato le reti di vendita dalla sede, cosicchè la sede di Punto Lombardia non viene più utilizzata per servire un certo numero di filiali.  Sma-Auchan (e quindi Conad) dovrebbe aver venduto il 50% a S&G, una compartecipata. Dopo le singole operazioni Punto Lombardia si trova in perdita e non potrebbe essere altrimenti. Da qui la procedura di licenziamento collettivo.

In questo modo Conad conferma la sua uscita di fatto dalla Lombardia e da Milano, il cuore commerciale della GDO italiana, dove avrebbe dovuto scontrarsi con Esselunga in primis e i suoi 16.500 euro al mq di vendite, mentre tutti gli osservatori concordavano in autunno su un rinnovato interesse per la Lombardia e l’Area 1 da parte di Conad. Tutto finito. Cia e Conad Nord Ovest, probabilmente, con le cessioni a Carrefour e Esselunga, hanno rinunciato definitivamente ad allargarsi in queste aree.

C’è da chiedersi però il perché della fretta vista nel trasformare diversi punti di vendita ex Simply in Conad, serviti dal cedi di Chiari (Bs). Se è vero che S&G è un master, questo passaggio contraddice quanto ha affermato più volte Pugliese, (leggi qui), che i master a Conad non interessando del tutto, perché non in sintonia con la la formula della cooperativa fra dettaglianti.

Adesso bisognerà vedere cosa succederà alla sede centrale e alle diverse sedi locali.

 

 

 

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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