Ma Amazon Go privilegia il vicinato e il grab and go e il daily shopping? O solo la tecnologia?

Febbraio 2020. Una settimana a New York vale la pena per capire l’evoluzione del retail, sia fisico sia on line e soprattutto omnicanale.

Ovviamente New York non è l’America, però qui i retailer sia food sia non food sia i ristoratori stanno provando diverse soluzioni su grandi superfici e su superfici piccole, costruendo a volte una customer journey sorprendente. Alcuni addirittura stanno costruendo una product journey da affiancare sovrapporre alla customer journey. E questa, di per sè, è una novità non indifferente.

Poi c’è la questione del tempo: alcuni l’accorciano, ad esempio con le consegne nello stesso giorno, altri l’allungano, introducendo nuovi servizi e nuove personalizzazioni.

E poi abbiamo guardato con attenzione all’evoluzione del vicinato e del grab and go, del daily shopping. Partendo però da Seven Eleven, la più grande catena di vicinato e di take away, alla quale anche Amazon Go deve guardare per imparare come si fanno gli assortimenti, il pricing, gli scaffali. (Amazon Go deve imparare? Si, sarebbe proprio il caso, perché oltre alla tecnologia bisogna aggiungere la conoscenza, la passione e l’intelligenza per il food, che, francamente da Amazon Go non abbiamo visto).

Sicuramente con le tecnologie introdotte in Amazon Go il retailer può studiare comodamente il processo di acquisto. Guardate questo studio di CB Insight.

È inutile approfondire il tutto qui. Rimandiamo ai singoli, prossimi approfondimenti. La visita ha riguardato 49 negozi, come nel caso di Amazon Go, 8 negozi, alcuni erano doppi.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

6 commenti
  1. Massimo, a parte che si scrive grab&go, grabandgo, il nostro sito non è l’Accademia della Crusca, ma un sito professionale dove certi termini in inglese sono comuni a chi legge, inutile tradurli. Quando si può è meglio scrivere in italiano, condivido con lei,ì, ma non per essere snob, ma perchè è più chiaro.

  2. Prendi e vai è in uso in una famosa catena di superstore. Capisco bene quel che vuol dire Massimo, ma prendi e vai si legge male in una frase articolata, l’uso dell’inglese in questo caso, interrompe l’attenzione di lettura per focalizzare il, i termini. RetailWatch credo sia parsimonioso nell’uso dell’inglese, ma a mio modesto avviso in alcuni casi ci vuole. Come faccio a tradurre superstore o grocery? Sarebbe grave se usassi turnover al posto di fatturato. Grazie comunque della sua attenzione

  3. Al contrario io ritengo che ne facciate un uso smodato e quindi fastidioso, ma è, evidentemente una mia opinione, mi spiace perché Vi ritengo, in genere, preparati.
    Comunque superstore si può tradurre in grande supermercato e grocery in drogheria alimentare, questi sono i termini utilizzati nella distribuzione moderna, che frequento per vari motivi da trenta anni.
    Saluti

  4. Dai Massimo mi sembra un pò esagerato “superstore si può tradurre in grande supermercato e grocery in drogheria alimentare”, capisci quanto in più dobbiamo scrivere? Comunque ne terrò conto. Ri-grazie

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