Sui buoni spesa, trasformati in buoni pasto, ci guadagnano solo i gestori dei ticket restaurant

Aprile 2020. Se qualcuno mi vuol dire che sono in contraddizione perché ho detto che sui buoni spesa non avrei più scritto nulla per il non allineamento dei retailer della GDO, può farlo.

Il problema del non allineamento al Governo, alle Regioni, alle Associazioni in momenti come questi è davvero disarmante.

Ritorno sui buoni spesa, allora. Non sugli sconti. E quindi su una brutta pratica odierna.

I Comuni stanno gestendo i buoni spesa ognuno a modo suo. In particolare li stanno facendo gestire alle aziende che vendono i buoni pasto (Edenred Ticket Restaurant): in questo modo le commissioni vengono pagate dai retailer e anziché negoziare sconti aggiuntivi con i retailer i Comuni accolleranno a loro soltanto ulteriori commissioni.

Qualche esempio, se non sbagliamo:

. il Comune di Roma ha dato la gestione dei buoni spesa ad Edenred e quindi i buoni spesa si trasformeranno in buoni pasto (e le commissioni di redemption le pagherà il supermercato).

. Il Comune di Bologna ha fatto la stessa operazione ma con Day,

. Firenze ha scelto Edenred,

. idem Genova.

Segnalazioni di operazioni simili arrivano da altri Comuni: Busto Arsizio, Gallarate. E avanti che c’è nè.

Una simile gestione è unilaterale, sia in via economica sia in via sociale. I Comuni avrebbero dovuto negoziare una carta prepagata con le diverse insegne della GDO, pagata a 50€ ma con un valore nominale di 55€. Per fare il bene del consumatore, il destinatario vero dei buoni spesa. Nel modo che hanno scelto lasciano i margini dell’operazione ai fornitori di buono pasto, con guadagni importanti.

E questo non va bene, no, non va bene. Siamo nei tempi del Coronavirus.

Il comune di Milano ha scelto Satispay per gestire il buono spesa, che applica commissioni più basse rispetto agli operatori di ticket restaurant, ma.... prevede che i pagamenti avvengano tramite smartphone! E la persona che va a fare la spesa con queste modalità e già si sente a malpartito perché di fatto deve dichiarare che ha problemi alla seconda settimana del mese, se non ha uno smartphone ma un semplice telefonino come fa a farsi redimere il buono spesa?

Il giudizio di RetailWatch

Il buono spesa è stato individuato dal Governo come aiuto alle persone bisognose, non come aiuto agli operatori dei ticket restaurant. Non credono Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe che ha sponsorizzato questa operazione e i vari Edenred, Day, e compagnia bella di avere un conflitto di interessi sociale evidente? In questo momento poi?

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

2 commenti
  1. Buongiorno Luigi,
    in alcuni Distretti del Commercio stiamo faticosamente cercando di far adottare ai Comuni una piattaforma che consente al Comune di caricare i codici fiscali degli aventi diritto (assegnando a ognuno il suo importo), e al cittadino di gestire il pagamento/scarico dei buoni con la sua Carta dei Servizi o codice fiscale.
    Al commerciante basta avere uno smartphone o, eventualmente, un PC con lettore scanner di codici a barre.
    Questo consente, specie nei Comuni più piccoli, anche ai piccoli commercianti di far parte del circuito (la media distribuzione viene coinvolta perché garantisce un potere di acquisto superiore) e, tolto il costo iniziale di setup, non ha alcuna commissione sul valore acquistato. Inoltre il Comune può vedere in tempo reale chi sta spendendo quanto e dove, e fare pagamenti anche rapidissimi ai commercianti.
    Ma allora dirai, perché stiamo cercando “faticosamente” di diffondere questo sistema?
    Perché spesso chi comanda nei Comuni sono i Servizi Sociali (spesso più dei Sindaci…) che nulla sanno del commercio di vicinato, e che hanno attivato i “classici” buoni cartacei.
    Altro che buoni pasto…
    Buon lavoro!
    Oliviero

  2. Grazie Oliviero, però rimane che in alcuni grandi comuni, come documentato, siano i ticket restaurant a fare il gioco e, questo, permettimi, non va bene perchè stiamo parlando di destinatari bisognosi: perchè lucrare in tempi di coronavirus sulle spalle del contribuente che paga le tasse e su destinatari che hanno bisogno di alche quell’% che si intascano altri? Non mi si venga a dire che il servizio si paga, vero? Grazie per la tua risposta

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