Molti consumatori pensano che durante il #coronavirus i prezzi aumentino. Che fare?

Aprile 2020. Dalla lettura continua dei social media appare sempre più frequente l’inquietudine dei consumatori verso i prezzi dei supermercati in questo periodo.

Diverse insegne hanno lanciato il blocco, a termine, di tutti i prezzi, dell’industria di marca e delle MDD, i prodotti a marchio del distributore.

I dati Nielsen raccontano che la spesa è compulsiva: prodotti obbligati, prodotti comfort, prodotti per l’igiene. Le vendite di tutte le tipologie sono alte, leggi qui.

Sappiamo anche che i prezzi praticati dai negozi più piccoli sono più alti, da sempre di quelli dei negozi di superficie più ampia. Difficile anche per Nielsen tracciare l’inflazione media nella GDO su una forchetta di prezzi rilevante.

Su alcuni prodotti come la farina e il lievito e i guanti i prezzi, probabilmente (ma non abbiamo dati al riguardo) i prezzi sono stati aumentati, non per speculazione ma per necessità, per andare incontro ai produttori e ai problemi di quelle categorie.

Ma le segnalazioni di prezzi aumentati si sprecano davvero sui social media. È chiaro che stiamo parlando di percezione del prezzo, non del prezzo in assoluto.

Che fare?

Il periodo del #coronavirus è un tempo particolare, mai successo nella storia economica dal dopoguerra in poi. Allora, anziché segnalare il blocco dei prezzi di tutto l’assortimento non sarebbe meglio segnalare solo gli aumenti di alcuni prodotti, le farine e il lievito, ad esempio? Certo: spiegando gli aumenti in modo comprensibile e facendo rilevare che si tratta solo di pochi prodotti, aumenti necessari per remunerare in modo equo i singoli produttori.

Basterebbe mettere sugli stopper del prezzo-prodotto, Prezzo Aumentato e una breve spiegazione, magari annunciati da una locandina di 1 mt all’ingresso del supermercato, che è stato necessario in questo tremendo periodo. Ovviamente poi deciderà il cliente cosa comprare, se il prodotto con prezzo aumentato o un altro.

Questo produrrebbe:

  1. maggiore trasparenza,
  2. maggiore affezione all’insegna trasparenza,
  3. toglierebbe i dubbi anche ai miscredenti che scrivono di tutto sui social media,
  4. farebbe credere, con questo tipo di comunicazione, che questo periodo è davvero eccezionale e i supermercati non stanno affatto lucrando sul #coronavirus e sulle vendite aumentate dei prodotti di base

Sarebbe insomma un atto straordinario di verità che, come sappiamo, è un atto coraggioso e rivoluzionario.

Musica da ascoltare per questo articolo: Johannes Brahms,  Serenata n°1 in Re maggiore, op. 11, in particolar modo Primo tempo, allegro molto


Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

1 commento
  1. condivido questa proposta al 100% e se fossi ancora nel settore sicuramente L avrei fatta mia ,per un periodo di 3/4 mesi ,non per sempre . Sono curioso di vedere se qualche retailer sarà così coraggioso ( sarebbe meglio dire così pazzo ) da raccogliere la sfida : se non lo farà nessuno , ma non ci credo , vuol dire che non ho lasciato un segno nel comparto ed è meglio che ne sia uscito ! Il

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