Lo scontrino medio è aumentato durante il #coronavirus. Ma Milano non è Pizzighettone…

Maggio 2020. Le società di ricerche di mercato hanno moltiplicato gli sforzi per fornire ai loro clienti il maggior numero di dati per capire gli effetti del coronavirus sul business. Ci permettiamo di sottolineare alcuni passaggi.

  1. L’impossibilità di spostarsi liberamente durante il #coronavirus ha impedito spesso alle persone di recarsi nel proprio punto di vendita abituale. Bisognerebbe però analizzare le diversità fra grandi comuni (ex Milano) e piccoli comuni. Per due mesi, infatti, non è stato possibile varcare la soglia del proprio comune di residenza. Quindi se in una città come Milano è stato facile sostituire una Esselunga con un’altra Esselunga, più facile nei piccoli comuni, perché obbligatorio, è stato sostituire Esselunga con un’altra insegna.
  1. Ancora le ricerche segnalano la riduzione della frequenza delle visite ai punti di vendita e la transizione su altri canali. La frequenza delle visite nei punti di vendita fisici si è ridotta, in media, ad una visita alla settimana però con uno scontrino medio che è aumentato mediamente da 45 euro a 76 euro. Il sabato e la domenica hanno perso il primato dei giorni in cui andare a fare la spesa, stando a casa le persone hanno spalmato le visite nei negozi durante tutti i giorni della settimana.
  1. L’adeguamento del paniere di consumo. La corsa allo stoccaggio in casa ha premiato categorie di prodotto base (uova, latte, conserve ittiche, formaggi, pasta, surgelati, caffè e conserve rosse) che hanno registrato un’impennata del +20/40%. Risultati positivi anche per le fonti proteiche a lunga conservazione come legumi e carne in scatola (+75% in media). L’aumento dei consumi domestici di alimenti autoprodotti, tipicamente da forno, ha accresciuto la domanda di farine e lievito spesso introvabile sugli scaffali. Questi prodotti e produzioni sono avvenute a scapito dei consumi out of home.
  1. I dispositivi di protezione personale hanno registrato importanti tassi di vendite. Le categorie di alcool, salviette, guanti e igienizzanti sono cresciute del +200/300% perché la spesa è stata fatta sotto un unico tetto, inutile comprare il food al supermercato e i detersivi dagli specialisti drug.

Fonte: IRi, Nielsen e GFK

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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