C’è spazio per unire valori tangibili e valori intangibili nel retail?

Maggio 2020. L’abbondanza di dati oggi da una parte facilita il lavoro di giornalisti e analisti, dall’altra costringe a un confronto con le diverse fonti che non sempre è facile e soprattutto non sempre è fruttuosa.

Prendiamo ad esempio queste risposte date dai consumatori:

Sono tutti e quattro valori materiali, diversamente interpretabili, i primi due riguardano la politica commerciale legata all’acquisto i secondi due riguardano invece la sfera di servizio. Troppe volte si parla di valori intangibili senza tenere conto dei valori tangibili di chi ha prodotto un bene e di chi lo distribuisce. Sia ben chiaro: i valori intangibili sono importantissimi, ma devono essere legati alla tangibilità sottostante, senza la quale la comunicazione commerciale avrebbe meno peso. Il peso del prezzo infatti pesa in tutta la omnicanalità.

Ricordo i volantini di Auchan di qualche anno fa che nelle singole pagine avevano inserito alcune suggestioni sui valori intangibili dell’insegna e dei diversi brand di Auchan. Questa prassi è durata due stagioni e poi si è fermata. Ho più volte chiesto la ragione ma non ho avuto risposte.

Mi sembrava un bell’esperimento da ripetere per unire due momenti diversi, uno più stratetgico e di lungo periodo, uno più operativo e di breve periodo, per dare conto alla community di clienti del proprio agire.

Oggi nell’on line sono possibili molte cose che sulla carta non si potevano fare. Sarebbe bello vedere alcune soluzioni che partono dall’on line per ricadere nell’off line unendo, appunto, tangibile e intangibile.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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