La pressione dell’e-commerce costringe il retail fisico e i Brand a cambiare i posizionamenti

Maggio 2020. Il quotidiano Le Figaro cita il ministro francese all’economia Bruno Le Maire (“Serve un nuovo capitalismo”, presidente fra l’altro di The Good Company) per raccontare la storia di una nuova, possibile comunicazione pubblicitaria di Luc Wise, vecchio saggio di Omnicom e di Publicis, e di altri pubblicitari, per il post #coronavirus.

. Il 67% dei rispondenti a una ricerca di Viavoice dice che la comunicazione delle imprese produttrici deve cambiare,

. E cioè: non solo le aziende devono impegnarsi ma devono comunicare su cosa e come si stanno impegnando,

. Infatti la crisi degli acquisti e dei consumi stanno mettendo a dura prova la loro reputazione,

. Non basta più un generico “mi sto impegnando” perché il 66% dei cittadini dice che quel che le Marche, i Brand stanno comunicando non corrisponde alla realtà.

I consumatori indicano ai ricercatori alcune strade da intraprendere:

. Non basta più nella comunicazione la vecchia logica mercantile,

. Il Brand deve dimostrare che i contenuti di un prodotto o un servizio sono pertinenti davvero alla mission della stessa, e cioè, al di là dei valori intrinseci, il Brand deve dichiarare l’utilità sociale,

. Oltre al prezzo il Brand deve farsi cura delle condizioni di lavoro e della sostenibilità del brand-prodotto secondo i principi della realtà e della verità, soprattutto in un momento in cui la crisi economica e sociale sta impensierendo tutti i cittadini-consumatori,

. Non basta più citare i comportamenti assunti dalle imprese durante il #coronavirus (tipo #vivalecassiere), ma le aziende devono superare questo periodo con nuovi argomenti e nuove comunicazioni.

. Il 30% dei francesi aspetta che i Brand si esprimano a favore della lotta contro il cambiamento climatico e l’inquinamento.

. Le persone che hanno spostato i loro acquisti dal fisico all’on line, hanno fatto fare un balzo verso il nuovo modo di acquistare di tre anni in soli 3 mesi di quarantena,

. L’e-commerce e la sua spinta a cambiare costringono i negozi fisici a rivedere le loro strategie e i loro posizionamenti e la loro comunicazione.

Il giudizio di RetailWatch

In un precedente articolo (leggi qui) avevamo già avvertito di questi cambiamenti e non a caso RetailWatch ha lanciato un apposito sondaggio (leggi qui la votazione) sulle politiche commerciali delle aziende della GDO. Tutti gli indicatori ormai da tempo dicono che le vecchie politiche commerciali devono cambiare e la comunicazione pubblicitaria anche. In Francia qualcosa si sta muovendo, in Italia non ancora. Stiamo solo aspettando o anche i retailer credono che tutto tornerà come prima del #coronavirus, come del resto molti consumatori, anche se quest’ultima è una pia illusione?

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato