E se durante il lockdown i robot avessero rilevato prezzi, rotture di stock e slim sbagliati?

Giugno 2020. La routine dei supermercati è stata sconvolta dal coronavirus. Se prima erano il sabato e la domenica ad essere i giorni di picco, durante il lock down sono diventati il lunedi e il martedi. I rifornimenti agli scaffali sono stati difficoltosi soprattutto nei prodotti di base, quelli più richiesti e le rotture di stock si sono moltiplicate. Gli slim venivano cambiati di posto senza motivi e i riordinatori avevano il loro gran daffare a seguire i flussi della merce. Nello stesso periodo cassiere e riordinatori erano intercambiabili sempre ma con risultati opinabili, e molte operazioni descritte continuano anche adesso.

Perché ricordiamo questo periodo che sta per essere superato ma con nuovi equilibri futuri?

Perché forse proprio in questo periodo servivano i robot per rilevare le rotture di stock, i prodotti sbagliati sullo scaffale, la mancanza dello slim del prezzo o uno slim non nel posto giusto. Dispiace dirlo, ma anche se andiamo verso la new normalità, questi errori ci sono sempre e il personale che ricompone lo scaffale non potrà mai essere accurato come un robot. Il robot avrebbe:

. affiancato il personale di vendita,

. rilevato scientificamente le inefficienze dello scaffale,

. aumentato la produttività,

. lasciato al personale fisico altre incombenze.

Durante il lock down ho letto svariati articoli sui robot e sono giunto a qualche conclusione, permettetemelo:

. i robot sono un requisito e non una scelta,

. non sostituiscono, se ingaggiati correttamente, le persone ma le aiutano,

. l’apprendimento dei robot è veloce: con i sistemi di percezione visiva memorizzano il layout e ovviamente riconosce oggetti e persone,

. il sistema del retail ha bisogno di dati, analytics sia er sviluppare efficienza sia per sviluppare shopping experience,

. possiamo anche trovare una funzione più tecnica, a questo punto e anziché parlare di robot possiamo chiamarli assistenti intelligenti.

Gli assistenti intelligenti non intaccano la privacy, contrariamente a quel che può avvenire al self check out, perché lavorano fra e negli scaffali. Usano poca banda per l’invio dei dati all’IT, rispetto ad altre utility. I costi di gestione, nel lungo periodo, vengono abbattuti.

Provate a pensare se nei vostri supermercati, anziché il caos, durante il #coronavirus, ci fossero stati gli assistenti intelligenti, detti altrimenti robot, attivi anche nelle ore di apertura del negozio, che magari fischiettano il motivetto corporate dell’insegna? Beh, sarebbe cambiato tutto, sia lato cliente (fornendo experience durante l’orario di vendita), sia lato logistica fornendo i dati per i rifornimenti

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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