L’affaire Raffaele Mincione e BDC e Conad. Una sola domanda: ne valeva davvero la pena?

Giugno 2020. La questione Mincione-Bdc/Conad va trattata con i guanti perché ci sono di mezzo tanti euro, tanti avvocati, tante versioni e, indirettamente (non sulla compravendita del palazzo di Sloane Square a Londra) perché Conad ha scelto il finanziere Raffaele Mincione come compagno di viaggio per la ristrutturazione della rete di Auchan.

  1. Sugli sviluppi della ristrutturazione della rete e dei depositi e della ex centrale abbiamo già scritto (leggi qui). È una vicenda iniziata nella seconda metà del 2019 e si è sviluppata con un cronoprogramma preciso. Siamo agli sgoccioli: le persone ex Auchan possono scegliere la strada degli incentivi per uscire (che diminuiscono di entità da qui alla fine dell’anno) oppure possono aspettare la ricollocazione in altre aziende. La ricollocazione sarà difficile dopo la pandemia che ha colpito tutta la società e l’economia italiana. Il nostro giudizio è che ci sia stata poca trasparenza, poca comunicazione. Anche i giornalisti fanno parte della comunità del retail e meriterebbero informazioni. Quelle di Fisascat-Cisl che ha firmato l’accordo con Margherita Distribuzione non sono sufficienti (e francamente sono troppo entusiaste). Mancano quelle di Margherita-Conad. Oltretutto Conad ha chiesto la cassa integrazione normale, quella #coronavirus e Naspi, cioè provvidenze che pagherà il contribuente italiano.
  2. La questione Raffaele Mincione. Su twitter abbiamo pubblicato un lungo articolo della Stampa. Il teorema Mincione e le sue derivate sono spiegate abbondantemente dal giornalista che ha redatto l’articolo e spiegato a voce in un filmato (leggi qui), forse il video oggi ha qualche problema perché non si vede), come del resto l’utilizzazione dei fondi Enasarco e Obolo di San Pietro. Sempre su Twitter abbiamo retwittato la lunga e un po' convulsa intervista all’Adn-Kronos di Mincione, il quale spiega la sua versione (leggi qui).
  3. Il Vaticano che è parte in causa ha agito nel suo territorio e in Svizzera per bloccare i fondi contemplati dalla transazione londinese. Il processo sarà lungo e aspettiamo di leggere le conclusioni.

Perché, invece, ci occupiamo di Mincione che col in retail è un personaggio a latere? Infatti si occupa di finanza e di immobiliare.

Perché è socio in BDC al 49%, il restante 51% è di Conad, in Margherita Distribuzione, la società che sta ristrutturando Auchan.

A RetailWatch risulta che fino a poco tempo fa:

  1. Nel consiglio di amministrazione BDC opererebbero quattro consiglieri, di cui due espressi da Conad (Pugliese, presidente, e il direttore finanziario Mauro Bosio) e due da Pop18 (Raffaele Mincione, vicepresidente, e Giulio Corrado).
  2. La finanziaria di Mincione è la Wrm che controlla al 100% la Pop18 all’origine di diverse operazioni.
  3. Le informazioni sopra vanno prese al condizionale perché la trasparenza ci impedisce di metterle al presente. Oltretutto Mincione si sarebbe dimissionato dal Consiglio di amministrazione di Bdc e avrebbe fatto eleggere una persona a lui gradita.

Il parere di RetailWatch

Oltre ai condizionali di obbligo, il nostro sentimento a seguire tutta la vicenda Auchan-Conad è di sbigottimento e di malumore. Sono rimasto deluso da molti comportamenti e dalla scarsissima comunicazione che ho invocato a più riprese. Lo ripeto: stiamo parlando del primo retailer italiano e delle sue cooperative, e stiamo parlando di un gruppo che ha costruito il suo posizionamento sulla Comunità allargata e il suo payoff è stato per tanti anni Persone oltre le cose. Chi fosse Raffaele Mincione Conad lo sapeva anche lo scorso anno. Era, ed è, una questione di mera opportunità. Perché mischiare la storia decennale di Conad (nata da una intuizione del segretario del Partito comunista italiano, Palmiro Togliati, per difendere i dettaglianti di allora) con quella di Raffaele Mincione?

La domanda allora è questa: c’era su piazza solo questo finanziere per dividere con lui il viaggio di ristrutturazione di Auchan? O forse la fretta ha fatto cadere la scelta su di lui? O forse ci sono altre questioni ancora che per il momento non sappiamo?

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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