Le temperature nelle nostre città si avvicineranno a quelle dell’Egitto. Anche dopo il #coronavirus

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Maggio 2020. Non siamo certo il Ciad, il Paese a più alto rischio climatico al mondo secondo il nuovo indice di vulnerabilità calcolato da Verisk Maplecrof su una platea di 186 nazioni, ma in Europa siamo tra i primi cinque Paesi più esposti, ovvero quelli con le minori capacità di fronteggiare eventi metereologici estremi da qui ai prossimi trent’anni, in compagnia dei nostri dirimpettai sul mare Adriatico. Il clima va infatti ridisegnando anche i confini di priorità e strategie politiche,

avvicinando sempre più l’Italia al bacino mediterraneo e nordafricano, rispetto al Nord Europa: Norvegia, Irlanda, Svezia, Finlandia sono agli antipodi per problematiche legate

al cambiamento climatico.

Il termometro della vulnerabilità italiana di fronte all’emergenza clima si legge proprio nella colonnina di mercurio, salita di 1,7 gradi negli ultimi due secoli, con una impennata concentrata

negli ultimi 20 anni, periodo in cui l’aumento della temperatura media è stato di 1,3 gradi. Una città come Catania si sta abituando a picchi di afa superiori ai 39 gradi, a Genova e Roma si superano ormai i 37 gradi in estate, a Bologna i 36 gradi (3 gradi secchi in più rispetto agli ultimi 50 anni). E per l’estate 2100 dobbiamo prepararci ad un caldo letteralmente africano in città come Roma e Milano, dove le temperature saranno le stesse che oggi si registrano a Port Said in Egitto.

Fonte: italiani.coop

Eros Casula

Lavora nel mondo IT da quasi 22 anni, dal 1998 al 2002 ha lavorato per multinazionali IT e caseari ricoprendo il ruolo di project manager, dal 2002 a oggi è libero professionista.

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