C’è una responsabilità sociale, oltre che ambientale, che le aziende devono assumersi?

Settembre 2020. I circa 200 lavoratori dell’ex Auchan, adesso Spazio Conad, di Vimodrone, devono aver tirato un lungo sospiro di sollievo quando hanno conosciuto Stefano Frascolla, il socio proprietario di Conad e Cia-Conad che ha investito 10 mio di euro per la ristrutturazione. Lui ha risposto positivamente alla domanda di questo articolo e i suoi collaboratori, credo, gliene saranno ben grati. L’integrazione di Auchan in Conad, sedi centrali comprese, ha provocato una scossa sociale di ampie proporzioni, molti lavoratori hanno accettato la proposta di Margherita Distribuzione-Conad e hanno accettato gli euro messi a disposizione dall’azienda per la loro fuoriuscita. Probabilmente lo hanno fatto di mala, malissima voglia.

All’inizio della incorporazione Francesco Pugliese, Ad di Conad, aveva promesso di coinvolgere le amministrazioni regionali e le catene del non food che acquisivano gli spazi degli ipermercati in via di riduzione. Non ci sono dati su quanto è avvenuto, ovviamente Margherita Distribuzione non parla, ma neppure i sindacati che avrebbero dovuto controllare da vicino i passaggi sono silenti al proposito. Com’è andato questo passaggio?

Rimangono, rimanevano sulla scena i Consorzi Conad e gli imprenditori. Molti negozi sono passati di mano a concorrenti, evidentemente i Consorzi Conad non riuscivano, non riescono a trovare imprenditori che accettino una sfida tremenda: rivoltare come un calzino gli ex Simply e Sma e competere, ad esempio in Lombardia con la tenuta di Esselunga e l’avanzata in ogni dove dei discount.

E poi c’è stato il #coronavirus che ha scombussolato non poco l’integrazione dei negozi ex Auchan in Conad, questo va ricordato per obiettività e non dimenticato. Il mondo, l’Italia sono stati sconvolti da un cataclisma mai successo dopo la 2° Guerra Mondiale e molti piani di espansione e integrazione sono saltati.

Però… I conti dei Consorzi Conad coinvolti nell’integrazione sono più che a posto, le imprese sono ben patrimonializzate, basta dare un’occhiata, anche distratta, ai bilanci. Possibile che non riescano a farsi carico direttamente di alcuni negozi che nessuno ahimè più vuole?

Due esempi su tutti a Milano, ma ce ne sono molti altri in altre regioni:

Simply via Pacinotti,

Simply via della Ferrera.

È vero che son circondati da Esselunga e vari discount, ma un buon imrenditore, ben supportato, o lo stesso Consorzio, in questo caso Cia, non potrebbero farsi carico almeno delle persone dei negozi?

È un problema, secondo RetailWatch, di responsabilità sociale che è venuta molte volte durante questi mesi. La Responsabilità sociale non è un obbligo di legge, ma dovrebbe far parte del conto economico e dell’Etica del fare impresa. Se Cia fosse in perdita, queste annotazioni sarebbero ingiuste e superflue, non v’è dubbio. Ma Cia non è un Consorzio in perdita, tutt’altro. E la Responsabilità Sociale dove la mettiamo?

Non voglio far polemiche sulla comunicazione martellante di questi mesi sulla Comunità di Conad, ho già espresso il mio parere più volte, ma all’interno del concetto e del presupposto di Comunità non è prevista anche la Responsabilità Sociale e quindi alcune azioni per salvaguardare le persone in eccesso rivalutandole dandogli dignità attraverso il lavoro? Luca Panzavolta, Ad di Cia e Francesco Pugliese, Ad di Conad, non sarebbe il caso di fermarsi un attimo e vedere cosa si può fare per le singole persone coinvolte e in eccesso? Sarebbe un bell’esempio di Responsabilità Sociale che eleverebbero voi e il sistema Conad ad un altro livello. Pensateci per favore.

Le foto qui sotto sono state fatte due giorni prima che Bennet dichiarasse di aver acquistato lo spazio del Simply di Viale Corsica a Milano: gli scaffali erano mezzi vuoti da giorni. E’ ovvio che poi i negozi ex Auchan perdono e vanno ad appesantire i bilanci di Margherita Distribuzione e di chi è interessato ad acquistarli. Anche questa è una spia di qualcosa che non ha funzionato parlando di Responsabilità Sociale. Ovviamente è la nostra opinione.

Luigi Rubinelli

Giornalista e esperto di retail e di consumi, laureato in Lettere. È il direttore responsabile di RetailWatch.it. E’ stato fino a maggio del 2011 Direttore responsabile del mensile Mark-up che ha contribuito a fondare nel 1994. È ...

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