Shopper dei supermercati: chi le produce e perché (spesso) arrivano da Vietnam e Cina?

Data:

Le shopper a marchio del supermercato sono diventate nel tempo un elemento molto più strategico di quanto si possa pensare. Analizzando l’origine di questi prodotti emerge un dato sempre più evidente: una quota rilevante della produzione è concentrata in Vietnam e Cina.

Shopper della GDO: in molti casi sono prodotte nel Sud-Est Asiatico

Per la GDO, la shopper è anche uno strumento di comunicazione. Logo, colori, claim e messaggi evocativi trasformano un oggetto quotidiano in un mezzo pubblicitario a basso costo ma ad altissima visibilità. L’importanza di tale oggetto spiega dunque perché, nonostante il valore unitario contenuto, la scelta del fornitore e del Paese di produzione sia sempre più strategica. Qualità di stampa, resistenza del materiale e coerenza con il posizionamento dell’insegna sono elementi che incidono direttamente sulla percezione del brand da parte del consumatore finale.

shopper Famila, 2026

Sono vendute alle casse, possono essere di plastica o tessuto e si presentano in vari formati: le shopper a marchio del supermercato sono un prodotto ormai essenziale per l’identità dell’insegna. Infatti, non si tratta più soltanto di un supporto funzionale per il trasporto della spesa ma di un vero e proprio punto di contatto tra retailer e consumatore. Approfondendo la provenienza delle shopper in questione, abbiamo riscontrato che molte di queste sono prodotte nel Sud-Est Asiatico per essere successivamente importate in Italia da aziende con residenza nel Paese.

La produzione asiatica

La necessità di approvvigionarsi nel Far East nasce sicuramente da esigenze di tipo economico. I grandi volumi richiesti dalla GDO, uniti alla pressione costante sui prezzi, spingono infatti le insegne a rivolgersi a mercati in grado di garantire costi competitivi e capacità produttive elevate. Vietnam, Cambogia, Indonesia e, in parte, la Cina continuano a rappresentare poli industriali chiave per la produzione delle tanto famose shopping bag. Oltre alla plastica ed al TNT, troviamo sempre più spesso prodotti realizzati con materiali riutilizzabili o a ridotto impatto ambientale.

Shopper Coop, 2026
shopper Conad, 2026
shopper Tigros, 2026

Dal punto di vista industriale, il Vietnam si è affermato come uno dei principali hub di produzione delle shopper grazie a una combinazione di fattori. Il costo del lavoro rimane competitivo, ma soprattutto il Paese ha sviluppato negli anni una filiera strutturata per la lavorazione delle materie plastiche e dei tessuti sintetici, oltre ad una logistica ormai rodata verso l’Europa.

Distributori e intermediari europei con la sostenibilità

La produzione è solo una parte del processo. Altrettanto centrale è il ruolo dei distributori e degli intermediari europei che fungono da ponte tra i produttori asiatici e le catene della GDO. Queste aziende si occupano tanto dell’importazione quanto della progettazione delle shopper (nonché dello sviluppo grafico, della selezione dei materiali e della conformità rispetto alle normative locali, comprese quelle ambientali). In molti casi, il retailer non acquista direttamente dalla fabbrica asiatica ma si affida a fornitori europei che coordinano l’intera filiera, riducendo complessità operative e rischi.

shopper Esselunga, 2026

La sostenibilità è un driver determinante anche per le shopper dei supermercati. L’introduzione di normative che limitano l’uso delle plastiche monouso ha spinto le insegne a ripensare materiali e modelli di utilizzo. Questo ha avuto un impatto diretto sulla produzione nei Paesi asiatici, dove le fabbriche si sono attrezzate per realizzare shopper più resistenti, riutilizzabili e spesso realizzate con materiali riciclati. Per il retail, comprendere la filiera delle shopper, dalla produzione alla distribuzione in Europa, significa avere uno sguardo completo sulle dinamiche che influenzano uno degli elementi quotidiani dell’esperienza di acquisto In Store.

In RetailWatch seguiremo gli sviluppi di questa tipologia di prodotto per verificare se ci saranno cambiamenti negli schemi di approvvigionamento e nelle scelte dei singoli retailer.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Sei umano? *

Condividi:

Popolari

Articoli simili

Esselunga: Website Review

Abbiamo analizzato il sito web di Esselunga S.p.A., best performer della GDO italiana con un business online estremamente sviluppato. Il sito ufficiale dell'azienda rappresenta oggi uno dei principali touchpoint digitali nel mondo del retail alimentare: cosa sarà emerso dalla nostra valutazione?

Mancuso Group: un 2026 tra fiere internazionali, nuovi prodotti e crescita

Il 2026 si conferma un (altro) anno di forte sviluppo per Mancuso Group: realtà attiva nel panorama food con un’offerta che spazia dai dessert freschi al gelato, fino alla linea ittica premium. Un percorso di crescita che passa da una presenza strutturata nelle principali fiere internazionali di settore e da un ampliamento mirato del portafoglio prodotti, in linea con le nuove esigenze del mercato e del retail moderno.

La ristorazione in catena in Italia: crescita o crisi?

La ristorazione in catena è un modello che, partito dall'America, si è consolidato anche in Italia, mostrando crescite interessanti. Come mai, allora, è ancora difficile trovare business model profittevoli in questo segmento? Approfondiamo il tema partendo dai numeri.

12 Oz: lo street coffee italiano resiste?

Nel panorama italiano delle caffetterie in catena, 12 Oz rappresenta forse uno dei tentativi più strutturati di ripensare il consumo del caffè in chiave urbana, veloce e contemporanea. Nato a Milano, il brand si colloca in una fascia intermedia tra cultura italiana dell’espresso e modelli internazionali di coffee shop. Un posizionamento che porta con sé alcune fragilità potenzialmente rilevanti.