I dipendenti virtuali sono realtà: viaggio nel Microsoft AI Tour di Milano

Data:

Secondo i dati presentati durante il convegno Microsoft l’IA potrebbe generare un aumento del 18% nel PIL italiano. Questo grazie a dei veri e propri dipendenti virtuali, in grado di incrementare la produttività del Paese in modo vertiginoso. Vediamo come.

Il 10 marzo, presso l’ex Palazzo delle Scintille di Milano, abbiamo partecipato al Microsoft AI Tour, evento che ha coinvolto 2.500 partecipanti tra imprenditori, manager, professionisti IT e sviluppatori, pensato per aggiornare il mercato sulle novità relative all’intelligenza artificiale.

Secondo i nuovi dati dell’ AI Skills 4 Agents Observatory 2026 di Teha Group, sviluppato in collaborazione con Microsoft e Avanade e presentato durante l’AI Tour, un’adozione pervasiva dell’AI può generare un incremento del PIL italiano pari al 18% entro il 2040, un valore aggiunto di 336 miliardi di euro l’anno quindi, con un impatto trasversale su tutti i settori, in primis sul manifatturiero per oltre 60 miliardi di euro (+19%) in quanto primo settore per contributo al PIL e numero di occupati.

Quasi il 90% delle grandi aziende italiane fa uso di AI (+5% vs 2024) con un focus ancora principalmente legato all’efficienza. In questi termini i vantaggi sono importanti: una grande azienda su tre registra infatti incrementi di produttività superiori al 5%, con aspettative future crescenti al 9,8%. Anche l’AI agentica viene primariamente vista come leva di efficientamento ma la percentuale delle realtà italiane che la reputa motore di trasformazione del business è ancora limitata al 27%.

Inoltre, l’AI agentica si sta diffondendo ad un ritmo poco sostenuto perché, anche se il 29% delle aziende la ritiene un’evoluzione naturale che confida di adottare, il 55% la considera un salto tecnologico che richiede ancora preparazione. I principali ostacoli sono cultura e competenze (70%), ma anche l’integrazione con i processi aziendali esistenti (47%).

Judson Althoff, CEO Microsoft Commercial Business

Gli agenti AI nel concreto

Nell’articolo intitolato “Abbiamo incontrato il CEO di Microsoft Satya Nadella“, scrivevamo dell’AI Tour tenutosi a Roma nel 2024. All’epoca, si parlava di Agenti AI, da alcuni chiamati anche “dipendenti virtuali” ma li si vedeva come un’innovazione straordinaria la cui applicazione, magari, avrebbe impiegato 3/5 anni. Pensare, infatti, che molte delle mansioni oggi svolte da persone in carne ed ossa possano essere gestite dall’intelligenza artificiale fa un certo effetto.

Dopo l’evento del 10 marzo però sappiamo che questi dipendenti virtuali sono già realtà e che vengono utilizzati da moltissime imprese. Durante l’AI Tour, infatti, abbiamo ascoltato le testimonianze di aziende come MAIRE, Gruppo Ferrovie dello Stato e FiberCop a riguardo.

L’Agente AI è un software con accesso ad un set di dati (aziendali e non) più o meno ampio a seconda dell’attività da gestire, in grado di elaborare risposte in tempo reale che si traducono in feedback verso lo staff, fornitori e clienti o in documenti che possono riguardare sia numeri che grafica.

Ad esempio, nell’immagine qui sopra, un referente Microsoft, tramite testo scritto e sulla base dei dati già in possesso della macchina, ha chiesto all’AI di creare un foglio excel contenente un business plan sintetico per il lancio di un nuovo prodotto. In non più di 2/3 minuti, il software ha restituito il prodotto finito, completo di grafici, tabelle e formule già impostate.

In un altro caso, un Inventory Agent, ovvero un dipendente virtuale che si occupa del magazzino, ha fatto un benchmark tra le opzioni di fornitura relative ad un determinato articolo.

Nel terzo scenario, un Agent dava feedback circa i materiali da utilizzare per la realizzazione di un nuovo prodotto, in questo caso una scarpa da running. L’ultima situazione vista, infine, riguardava un Agent del Customer Care il quale ha gestito in totale autonomia, dialogando con un cliente finale di prova, l’applicazione di una scontistica relativa all’acquisto di specifici articoli.

Gli agenti, comunque, si muovono all’interno di binari che crea l’utente. In altre parole, è necessario impostare i permessi che questi dipendenti virtuali hanno negli ambiti di loro competenza. Il software, infatti, è limitato da quelle che sono le policy aziendali in tema di coordinamento tra le funzioni e politiche verso i clienti.

La teoria dei due cervelli & l’AI nel Retail

L’essere umano può contare su due “cervelli”, uno più intuitivo e motivato, che segna il punto di arrivo ed uno più razionale, che trova il modo di arrivare alla meta ambita. In sostanza, il primo decide di volere un gelato ed il secondo trova la gelateria, il primo vuole lanciare una linea di abbigliamento ed il secondo fa tutto ciò che serve per organizzare ideazione, produzione e distribuzione dei capi. Di esempi potremmo farne a centinaia ma, fondamentalmente, possiamo dire sia il “secondo cervello” a dover lavorare per colpire obiettivi individuati dal primo.

Da quanto abbiamo visto durante il convegno, l’AI si prenderà man mano cura di tutte le attività che siamo abituati a far gestire al “cervello 2”, ovvero le operatività time consuming che ogni giorno dobbiamo portare a termine per arrivare dove serve. L’esempio del business plan è calzante: fino a poco tempo fa sarebbero serviti giorni per elaborarne uno completo mentre ora in qualche minuto è pronto e noi possiamo dedicarci alla prossima attività alla quale il “cervello 1” ha deciso di dare priorità.

Nel retail le operatività che, con ogni probabilità, verranno impattate dall’intelligenza artificiale sono moltissime. Pensiamo, per esempio, ad un Customer Care dedicato agli affiliati gestito da un dipendente virtuale in modo autonomo o ad un Agente AI che, realizzando costanti benchmark di performance, suggerisce modifiche ai LayOut dei punti vendita per renderli più remunerativi.

Nel mondo della GDO, alcune aziende sono aggiornate lato sistemi mentre altre, al contrario, hanno bisogno di allinearsi al contesto odierno. Ad ogni modo, è fondamentale che i dati provengano da fonti certificate e che siano organizzati in modo da evitare duplicazioni inutili, spesso foriere di criticità legate all’affidabilità delle informazioni. Investire nell’avere database puliti e corretti oggi significa prepararsi a giocare un ruolo attivo nella rivoluzione che sta portando l’intelligenza artificiale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Sei umano? *

Condividi:

Popolari

Articoli simili

Calamarata Bossolasco: la nostra Product Review

Il Pastificio Agricolo Bossolasco, in Piemonte, rappresenta un esempio virtuoso di come la tradizione artigianale italiana possa evolversi senza perdere autenticità. Oggi testiamo un loro formato di pasta molto amato dai consumatori: la calamarata.

Tavolo Pro Pallet®:La logistica si fa design

Come si può massificare l'esposizione senza rinunciare all'estetica e, soprattutto, ottimizzando le operazioni di carico e scarico? Lo scopriamo esplorando le soluzioni di Retail Modeling, azienda marchigiana che fa dell'innovazione espositiva la sua mission.

Il Vertical Farming non è adatto alla spesa online?

Il vertical farming continua a farsi spazio sugli scaffali della grande distribuzione italiana. Dopo alcune sperimentazioni degli ultimi anni, abbiamo fatto notare che anche l'MDD si apre sempre di più a questo modello produttivo innovativo: prima Esselunga e Tigros, ora il Gruppo Selex nella sua gamma premium.

Perchè fare spesa da Extracoop è stressante?

Camminando tra le corsie del punto vendita Extracoop all'interno del centro commerciale GrandEmilia, si ha la sensazione che l'esperienza di spesa presenti delle pecche importanti. Da cosa deriva questa percezione? Scopriamolo, analizzando il percorso cliente.