Amazon ha conquistato il titolo di azienda con il più alto fatturato al mondo, superando la storica rivale Walmart. Vediamo come il gigante dell’eCommerce, per incrementare le vendite, abbia portato l’acquisto d’impulso ad un livello totalmente nuovo.
A febbraio 2026 Amazon ha superato Walmart come azienda più grande del mondo in termini di fatturato. In realtà, non c’è da stupirsi, dato che il gigante dell’eCommerce, tramite i suoi numerosi centri logistici, ha la possibilità di raggiungere milioni di consumatori in più i quali, con un semplice click, accedono ad un assortimento estremamente vasto, facilmente acquistabile e disponibile in poche ore direttamente a casa.
Per la sua rilevanza globale, abbiamo spesso analizzato Amazon, commentandone lo sviluppo in vari articoli. Parliamo, ad esempio, di uscite come “Amazon tradisce la sua mission o no?“, “Amazon rivoluziona il concetto di supermercato:il caso Whole Foods Market“, “I supermercati Amazon Fresh hanno futuro?“, “Sole365-Amazon:accordo tattico o strategico?” e “Cosa ci dice il fallimento degli Amazon Dash Button?“.
Negli anni, Amazon ha cercato di portare anche il food retail online, investendo pesantemente nei sistemi di delivery ed in una selezione di prodotti alimentari da presentare sulle proprie piattaforme. L’impresa però non è mai veramente riuscita appieno, in quanto il supermercato fisico, per i consumatori, mantiene un ruolo cardine nel processo di spesa. Parte delle criticità inerenti il settore sono state, ad esempio, sottolineate nell’articolo “Tutte le grane di Cortilia & affini“, dove ad essere preso in esame è un caso nostrano.
La costruzione di un sistema integrato
Tra i successi della creatura di Jeff Bezos c’è quello di aver creato un vero e proprio sistema integrato che ha l’iscrizione prime come perno centrale.


L’abbonamento fornisce accesso ad offerte speciali, delivery agevolati, la selezione di show Prime Video, eBooks, riviste, fumetti e videogiochi, oltre alla possibilità di archiviare foto e video in modo gratuito (con alcuni limiti di storage).
Amazon, dunque, esce dal perimetro normalmente battuto da un retailer classico perché non si limita a vendere oggetti fisici o servizi ma si fa erogatrice e produttrice di contenuti d’intrattenimento audio/video, inclusi in un sistema ad iscrizione, che “seguono” il cliente al di fuori dell’esperienza d’acquisto.
In questo modo, il rapporto tra consumatore/fruitore ed Amazon si prolunga. Parliamo di ore passate sulle piattaforme dell’azienda guardando video, ascoltando musica o leggendo libri. Il colosso di Seattle conosce le preferenze dei singoli, registrando continui feedback sui servizi prime e, in base a questi, può proflilare ogni cliente e promozionare determinati prodotti. Il processo di vendita è poi praticamente immediato in quanto, essendo già in possesso dei dati relativi alle modalità di pagamento, ad Amazon basta un click per effettuare il check out di un ordine e metterlo in lavorazione.
La rivoluzione dell’acquisto d’impulso
Recentemente, su Prime Video qualcosa è cambiato. Quando si mette in pausa una serie, un documentario o un film, infatti, appare prontamente la pubblicità di questo o di quel brand.

Spesso, al prodotto pubblicizzato, viene affiancato il rating che risulta dalle recensioni Amazon. Nel caso del siero anticaduta Pantene in foto, ad esempio, ci informano che sulla piattaforma il prodotto gode di un punteggio pari a 4.1 stelle su 5. Vediamo poi il tasto “aggiungi al carrello”.

In altri casi, laddove ci siano delle offerte attive, leggiamo direttamente la percentuale di sconto e il prezzo, sempre con la possibilità di aggiungere il prodotto al carrello e procedere con l’acquisto.

Amazon si è spinta troppo oltre?
Il contesto odierno, se rimaniamo nei confini italiani, non ha delle prospettive eccezionali sotto vari punti di vista. Esiste infatti una popolazione con redditi tendenzialmente stagnanti o che, spesso, crescono meno dell’inflazione, i bambini nati ogni anno sono sempre meno e, quindi, la numerica dei componenti familiari si riduce progressivamente, così come diminuisce di conseguenza l’ammontare totale dei consumatori. L’età media, al contrario, incrementa perché gli anziani, i quali solitamente consumano meno dei giovani, rappresentano una quota crescente dei residenti.
Nonostante quanto detto, le opportunità di consumo aumentano e nuovi prodotti o servizi vengono lanciati sistematicamente, con investimenti ingenti da parte delle aziende, spesso multinazionali, che finanziano anche le correlate pubblicità. Potremmo dire si tratti di un fenomeno normale: per mantenere le vendite, si cerca di ingrandire il parco prodotti, sopperendo all’eventuale diminuzione del fatturato generato dall’assortimento storico.
Certamente, il metodo di Amazon per facilitare lo shopping tramite spot “cliccabili” è efficace ed in linea con una strategia di semplificazione e velocizzazione del processo di acquisto. Il rischio però è quello di bombardare un consumatore il cui potere di spesa è in contrazione, sfruttando ogni momento di relax che gli rimane per continuare a proporgli di spendere il proprio denaro in un modo o nell’altro.
È un trend già in atto su vari canali di social commerce, ad esempio, che nel breve termine sta dando ottimi risultati di vendita ma che necessita di essere monitorato nel medio/lungo periodo. L’eccessiva esposizione ad occasioni d’acquisto potrebbe infatti avere l’effetto non ricercato di scoraggiare il cliente target dal finalizzare tali compere.

