Biennale d’arte contemporanea: laboratoro di trend strategici

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Biennale d’arte contemporanea: laboratoro di trend strategici

Settembre 2015. L’arte ispira la comunicazione, la comunicazione ispira l’arte, la moda si fonde con l’arte, il design si fonde con il cibo, e cosi via. E’ sempre successo, ora è difficile anche definire confini. In questo contesto, visitare la Biennale di Venezia – ancora di più grazie al taglio socio-politico del suo curatore – diventa occasione per provare a cogliere tensioni anticipatorie che possono ispirare il pensare e l’agire di una marca. Vediamo i temi ricorrenti, e scopriremo alcune conferme e alcune sorprendenti sorprese.
 
NATURA: vastissima rappresentazione della Natura, nelle sue molteplici relazioni con l’umano. Natura come minaccia, Natura come forza rigenerante, Natura come degrado, Natura come infinità, Natura come connessione. E questo ci introduce al secondo grande tema, ovviamente figlio di una cultura digitale e di una globalizzazione che svela il tema della co-dipendenza totale.
 
“SUPER COMMUNION”: la relazione, la rete, la collaborazione. L’essere umano è relazione. Questo tema è ovunque, ti circonda, ti sovrasta, ti aspetta in ogni padiglione. E’ lì: “Tu sei relazione”, è urlo e sussurro di questa edizione.
 
INQUIETUDINE: flussi migratori, terrorismo, finanza. Questi sono i fattori dominanti dello spaesamento, dell’instabilità, della paura. Un mondo attraversato da forze visibili o invisibili che sfidano o manipolano lo status quo. Forze ingovernabili che possono produrre una totale implosione a cui la politica non sa reagire. Una politica spesso sbeffeggiata, smascherata con ironia nella sua assenza di reale potere.
 
ARCHEOLOGIA: forse come conseguenza dell’inquietudine, emerge il guardare a se stessi e alla civiltà contemporanea come fossimo già finiti, superati, con occhio da “archeologo” che trova resti di una società estinta. E’ archeologia di uno stile di vita, di un sistema sociale, di una struttura emotiva. Quel che resta, segni e tracce di ciò che eravamo.
 
TIPOGRAFIA: interessante notare quanta attenzione alla tipografia ci sia e sorge spontaneo chiedersi perché. Questo è un elemento apparentemente formale, che attiene al linguaggio, decisamente sorprendente. Le risposte possono essere diverse, forse tutte possibili. In un mondo dominato dall’immagine, anticipa una riscoperta della parola? Impossibile non citare un bellissimo album di fotografie realizzato senza foto ma solo con didascalie. Forse la tipografia si fa a sua volta immagine, come nelle culture orientali, diventando un segno che ha vita propria? La tipografia come punto fermo identitario, forte perché materico in un mondo fluido? La tipografia come scelta di carattere? Le letture possono essere tante ma certamente assistiamo alla riscoperta di una scrittura materica che fa da contraltare a un iper-produzione di immaginario digitale.
 
Volutamente non cito esplicitamente opere o padiglioni perché se qualcuno andrà dopo aver letto queste righe si divertirà di più a scoprire da solo i rimandi e le appartenenze.
 
Prima di uscire, camminando tra i padiglioni, sento una bambina che chiede al papà: “Cosa vuol dire “materiale per adulti?”” E’ bello pensare che qualcuno faccia questa domanda.
 
Silvia Barbieri
 

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