Ci sono limiti al personal branding nel Retail?

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Siamo abituati a vedere il nome di Donald Trump su palazzi importanti di Manhattan, alberghi di lusso e merchandising di vario genere. Con la cioccolata del Presidente però, si va oltre, portando sugli scaffali il peso delle istituzioni.

Donald Trump è stato eletto 47° Presidente degli Stati Uniti d’America durante le ultime elezioni di novembre che lo vedevano contrapposto alla rivale democratica Kamala Harris. Cosa c’entra però tutto questo con il retail?

Possiamo dire che Trump, a differenza di molti presidenti a stelle e strisce, sia sempre stato un vero e proprio brand. Il suo nome, infatti, non appare solo sui palazzi che costruisce a New York ed in tutto il mondo, sugli hotel ed all’ingresso dei resort ma anche su uno svariato range di prodotti, tra cui, in passato, le bistecche “Trump Steaks”.

È sul proprio marchio, il suo stesso nome, che The Donald, come lo chiamano in America, ha capitalizzato nel tempo arrivando, infine, nelle case degli americani anche attraverso show televisivi che lo vedevano protagonista come il noto The Apprentice.

Anche il diventare, o meglio tornare ad essere presidente, dunque, costituisce un’occasione di branding potenzialmente rilevante per un’ampia fascia di articoli potenzialmente attrattivi agli occhi dei consumatori.

È il caso della Trump Chocolate, la cioccolata del 47° presidente che un utente LinkedIn ha anche immortalato presso un negozio di New York (foto visibile qui sotto).

È una buona scelta commerciale?

Da un punto di vista squisitamente commerciale, le Trump Steaks all’epoca non ebbero un gran successo e, infatti, la commercializzazione fu interrotta dopo poco tempo. Ciò perché, tendenzialmente, le dinamiche tipiche del mercato alimentare comportano il fatto che i clienti non siano sempre disposti a pagare un prezzo maggiorato a fronte di un personal brand certamente famoso ma, comunque, non associato prettamente a prodotti di successo inerenti la categoria.

È un po’ ciò che accade spesso e volentieri quando un influencer noto dà in licenza il proprio nome per realizzare, in collaborazione con l’industria, prodotti destinati agli scaffali dei supermercati. Generalmente si assiste ad un primo riscontro positivo per poi vedere un lento declino delle vendite che porta eventualmente i retailer a rimuovere tali referenze dall’assortimento.

Non sappiamo se questo sia anche il caso della cioccolata del presidente ma bisogna tenere a mente che, per la gestione di attività temporanee e mirate, utili ad aumentare momentaneamente i volumi e dare una sferzata alle vendite, la scelta in oggetto potrebbe non rivelarsi assolutamente sbagliata.

Abbiamo visto spesso infatti, nel tempo, capitalizzare la notorietà di celebrità, squadre di calcio, show televisivi, artisti, cartoni animati etc. per incrementare le vendite di prodotti alimentari.

In questo caso, celebrare il neo presidente eletto attraverso le referenze visibili nelle foto, ha proprio l’obiettivo di massimizzare le vendite in un periodo di estrema euforia per coloro che hanno supportato la scalata alla Casa Bianca dell’imprenditore.

Potrebbe funzionare anche in Italia?

Le elezioni americane del 2024 sono state con ogni probabilità le più polarizzanti della storia recente. Donald Trump, in precedenza, era stato anche escluso da famosi social network e questo lo aveva spinto a fondare una propria piattaforma, Truth Social che, nel breve, si è popolata di moltissimi sostenitori politici.

Dopo l’ endorsement del miliardario Elon Musk poi, anch’esso estremamente seguito su varie piattaforme tra cui l’ex Twitter (oggi denominata “X”), di sua proprietà, la popolarità di Trump è salita ulteriormente. Si tratta di un fenomeno di portata straordinaria che coinvolge centinaia di milioni di persone in un momento storico particolare, in cui l’attenzione su alcuni temi relativi al volto da dare al futuro è altissima.

Come anticipavamo, sicuramente in questo contesto un prodotto che riporta l’effige di Donald Trump capitalizza anche il suo consenso perché oggi in America le due fazioni sono più separate e distinte che in passato, secondo molti commentatori politici e, quindi, per i cittadini può diventare maggiormente importante identificarsi con il candidato prescelto, anche attraverso l’acquisto di merchandising di varia natura.

È difficile stabilire se in Italia esista, al momento, un fenomeno paragonabile e se tale fenomeno abbia o meno la possibilità di atterrare anche su un piano commerciale, attraverso prodotti alimentari dedicati.

Certamente, negli USA, comunque, a prescindere da Trump, la figura del presidente è sempre stata molto potente nell’immaginario collettivo. Per gli americani si tratta, infatti, di un’istituzione da difendere a tutti i costi. Possiamo dire che ha un po’ lo stesso potere commerciale della bandiera nazionale a stelle e strisce o del Re per i britannici.

In Italia, invece, le dinamiche sono diverse e, quindi, con ogni probabilità in questo frangente l’effetto del personal branding sarebbe decisamente più contenuto.

Come abbiamo visto nel caso, ad esempio, della collaborazione tra Bruno Barbieri e la Motta, a prescindere dai risultati della campagna specifica, in Italia si preferisce abbinare i prodotti alimentari a personaggi comunque associati al mondo della cucina, della pasticceria e, più in generale, della gastronomia.

Raramente, infatti, ad esclusione delle linee dedicate ai bambini, vengono commercializzate referenze riportanti i volti di celebrità completamente avulse dal settore food.

È obiettivo della redazione di RetailWatch continuare a verificare ed analizzare i casi in cui volti noti vengono associati a prodotti venduti presso gli scaffali dei supermercati di tutto il mondo. Nell’articolo a questo link, ad esempio, avevamo già parlato del tema, approfondendo alcuni casi interessanti relativi al mondo degli influencer.

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