Il caso Loacker: può diventare franchising?

Data:


Il caso Loacker: può diventare franchising?

Novembre 2014. Loacker, il brand della pasticceria alto-atesina, ha lanciato il programma di franchising.

È un caso interessante perché il brand ha un forte potenziale anche se con un assortimento relativamente esteso.

Per farlo si è affidata a una campagna stampa e ad alcuni pop up attivi per alcune settimane nelle stazioni ferroviarie di Roma e Milano.

L'attuale rete di vendita conta su cinque Loacker Point (l'ultimo a Orio al Serio, BG) e su un Brand Store. I Loacker Store sono formati da un negozio che vende le specialità di pasticceria a base di cioccolato e da un caffè con gelateria annesso per completare la degustazione. Probabilmente gli sforzi andrebbero indirizzati sul Point (cafeteria con gelateria e negozio, interessante quello di Verona, a due passi da Piazza delle Erbe) anche se in Brand Store in una location davvero centrale in città o in posizione favorita in un centro commerciale potrebbe dare un margine interessante al franchisee.

Va ricordato che l'azienda nella sua sede di produzione ha un centro di assaggio invidiabile, con maitre pasticceri a disposizione per le visite guidate. Questa risorsa non è però stata utilizzata per sviluppare il franchising.

Il pop up store che descriviamo è quello visitato alla Stazione Termini di Roma, quello di Milano aveva una identica dinamica.

Le funzioni
Il pop up è stato predisposto sia per celebrare i valori del brand, materiali e immateriali, sia per costruire un veicolo pubblicitario per il sistema di franchising, anche se, con franchezza, questa seconda parte della strategia era ridotta. (4)

I segni
Il prodotto, l'ambientazione natalizia, l'abbondanza di colori utilizzati per sviluppare il brand hanno sicuramente un impatto visivo. Forse l'aiuto del legno avrebbe ricordato di più la storia e le origini, nonché lo sviluppo del brand. (3)

I valori
I valori non si ricavano facilmente nel pop up che predilige le confezioni che poi si ritrovano nell'horeca e nel dettaglio e rimandando un approfondimento che invece era meglio fare anche nel pop up. Peccato perché naturalità, ricchezza, professionalità, azienda imprenditoriale, ambiente montano, sostenibilità non si ricavano in questa fase e sono tutti valori che appartengono al brand e ai suoi prodotti.
Nel citare all'interno del pop up l'orientamento allo sviluppo del franchising non c'è alcun riferimento al sito e alla parte dedicata a questa strategia. (3)

Nel filmato i pop up di Roma prima e di Milano poi.
 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Sei umano? *

Condividi:

Popolari

Articoli simili

Viral Friday: cos’è il “Fibremaxxing” sui Social Network?

Il fibremaxxing è uno dei fenomeni più recenti nati su TikTok e Instagram nell’area del benessere alimentare. Dopo il boom delle diete iperproteiche e del “protein boosting”, l’attenzione si sta spostando verso un altro macronutriente spesso trascurato: le fibre. Con l’hashtag fibremaxxing, creator e nutrizionisti promuovono un aumento consapevole dell’apporto di fibre nella dieta quotidiana, raccontandone benefici su sazietà, regolarità intestinale, controllo glicemico e gestione del peso.

Il Vulcano Buono resuscita con Piccolo?Viaggio dentro l’ex Auchan.

Piccolo ha aperto un supermercato dove, nel lontano 2021, Auchan ha chiuso definitivamente il proprio ipermercato. Rispetto all' "era francese" il Centro Commerciale in questione sembra rinato: tantissimi gli avventori, sia in galleria che dentro i negozi. Durerà?

Billy Tacos: modello e offerta della catena italiana tex-mex (del Gruppo Cremonini)

Billy Tacos è una catena di ristorazione fast casual nata in Italia nel 2021 e sviluppatasi con un ritmo di crescita molto rapido. Il brand fa capo a Roadhouse S.p.A., società controllata dal Gruppo Cremonini, uno dei principali operatori italiani nella ristorazione commerciale e collettiva. Cosa uscirà dalla nostra review di questa insegna tex-mex?

MDD Test, caffè ready-to-drink: Lidl Vs DM

I caffé ready to drink sono arrivati in Italia seguendo un trend storico, già da anni consolidato in altri Paesi europei. Il confronto di oggi riguarda due prodotti non perfettamente sovrapponibili, in quanto uno è a base latte mentre l'altro è certificato bio vegan, ma che si inseriscono nel segmento di mercato citato. I protagonisti del test sono Lidl-Milbona e DM.