Negli ultimi anni stiamo assistendo a un fenomeno sempre più frequente: chef stellati o ristoratori di grande notorietà che mettono la propria firma (e il proprio volto) su prodotti pensati per il grande pubblico. L’alta cucina si intreccia, dunque, con il mondo del fast food, della GDO, delle stazioni di servizio, e persino dello street food su ruote (food truck).

Prodotti premium nei fast food…
Uno dei primi esempi, e tra quelli che ha fatto più parlare l’opinione pubblica, è quello della collaborazione tra Joe Bastianich (all’epoca associato a Masterchef) e McDonald’s Italia. Dal 2018 l’imprenditore e volto televisivo collabora con la catena americana per la linea “My Selection”, hamburger premium che uniscono l’appeal internazionale del brand alla qualità certificata delle materie prime italiane.
Nei panini firmati da Bastianich compaiono Asiago DOP, Cipolla Rossa di Tropea IGP, Montasio, Aceto Balsamico di Modena e altri prodotti tipici. Come si legge in un articolo su fooderio.it del 2022, McDonald’s ha acquistato “111 tonnellate di Asiago Dop, 42 di Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp, 14 di Aceto Balsamico di Modena Igp, 400 di Montasio Dop e 14 di purea di Mele Alto Adige Igp (…) Un nuovo successo del colosso del food americano con 78 milioni di panini venduti dalla prima edizione, di cui 13 milioni solo nei primi quattro mesi di quest’anno”.
…e nella GDO

Non è solo McDonald’s a sperimentare questo tipo di operazioni. Nel dicembre 2023, per esempio, la cooperativa Conad Nord Ovest ha annunciato una collaborazione con chef Igles Corelli, professionista con cinque stelle Michelin all’attivo nell’arco della sua carriera. In occasione delle festività natalizie, Corelli ha ideato piatti pronti venduti direttamente nei supermercati: ricette che uniscono creatività e tradizione a prezzi interessanti, dai 5.50 euro per i primi ai 6.90 per i secondi. L’obiettivo era rendere accessibile un’esperienza gastronomica di qualità.
Abbiamo inoltre approfondito in più articoli come anche chef stellati del calibro dei fratelli Cerea (Ristorante Da Vittorio, a Brusaporto) si siano dedicati, ad esempio, a creare una linea di dessert d’alta gamma per Esselunga. O di come anche il Maestro Iginio Massari abbia messo la propria faccia sui corner dessert da Iper la grande I.
I food truck e le stazioni di servizio gourmet

C’è infine il capitolo dei food truck e delle stazioni di servizio gourmet (Autogrill, per esempio, o MyChef), dove la cucina stellata incontra lo spirito popolare dello street food. Già nel 2015, chef Felice Lo Basso, premiato con la stella Michelin, aveva inaugurato un truck itinerante con piatti che reinterpretavano la sua cucina in chiave più accessibile e veloce. Un percorso simile è stato intrapreso allo stesso modo da Vitantonio Lombardo, anche lui chef stellato, che ha trasformato un camion in ristorante viaggiante portando la propria visione culinaria in piazze e festival.
L’esempio più recente è rappresentato da Iper, che da qualche tempo propone iniziative culinarie tramite food truck posti all’esterno dei suoi punti vendita più importanti. Parliamo di operazioni come quella realizzata in collaborazione con lo chef Giuseppe Molaro che prevede un food truck dedicato alle “quattro crocché d’autore” presente ad Arese e Pioltello.

Ciò che emerge da questi casi è una trasformazione culturale, oltre che commerciale. Da un lato, i grandi marchi della ristorazione veloce e della distribuzione organizzata hanno bisogno di arricchire la propria offerta, puntando sulla qualità e sulla distintività degli ingredienti. Dall’altro gli chef hanno compreso che il loro ruolo non è più confinato alle sale eleganti dei ristoranti stellati: si può arrivare al grande pubblico anche attraverso prodotti alimentari con il proprio brand, a patto di garantire una buona qualità.
Il fenomeno è particolarmente interessante perché riguarda l’Italia. In molti altri Paesi, infatti, è normale per i grandi chef prestare il proprio volto o alcune delle loro ricette ad industrie e retailer interessati a realizzare prodotti food best seller che sfruttino l’immagine e la notorietà di questi professionisti.
Da noi, invece, la tendenza era quella di separare grandemente l’alta cucina dal mass market. Ricordiamo, ad esempio, quando lo chef Carlo Cracco venne contestato da diversi soggetti per aver pubblicizzato le patatine San Carlo.
Evidentemente, qualcosa sta cambiando ed alcune dinamiche commerciali una volta meno presenti nel nostro Paese, pian piano prendono piede in modo più rilevante anche in Italia. La domanda che ci facciamo in RetailWatch, dunque, è: “Quali altre formule vedremo arrivare nel panorama del retail nostrano?“. L’unica risposta è continuare a monitorare il mercato e commentarne gli sviluppi, come faremo puntualmente.

