La nuova piramide alimentare negli States: RFK Jr. e le implicazioni per mercato e consumatori

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Negli Stati Uniti è in corso un cambiamento storico nelle raccomandazioni nutrizionali ufficiali: l’amministrazione federale ha pubblicato nuove linee guida per il periodo 2025-2030 che ribaltano in modo significativo la tradizionale piramide alimentare e spingono verso una dieta ad alto contenuto di proteine, carne e grassi “reali”. A guidare questa rivoluzione è Robert F. Kennedy Jr., Segretario alla Salute e ai Servizi Umani.

Piramide alimentare capovolta negli States

L’Amministrazione Trump, nell’ambito del programma Make America Healthy Again (MAHA), ha sostituito il modello MyPlate (il piatto con porzioni bilanciate) dell’era Obama con una nuova piramide alimentare “capovolta”. Nei livelli più alti di questa piramide, ovvero dove si trovano gli alimenti più importanti, vediamo latte e proteine di origine animale. L’olio d’oliva viene poi affiancato ad altri grassi alimentari “sani” mentre grani e carboidrati raffinati sono relegati alla base della figura.

da USDA

Al contempo, si enfatizza la riduzione estrema degli alimenti ultra-processati e degli zuccheri aggiunti. Kennedy stesso ha dichiarato che l’obiettivo dell’Amministrazione è quello di tornare al “cibo reale”, accusando le linee guida precedenti di aver favorito i prodotti industriali alla base dei problemi di malnutrizione. Il Segretario ha affermato che questa revisione permetterà di ridurre le malattie croniche e, conseguentemente, i costi sanitari legati a obesità, diabete e altre patologie.

Fino al 2011, il modello USDA si basava sulla classica piramide alimentare, sostituita poi dal già citato MyPlate. Fondamentalmente, stando ai nuovi criteri, gli americani dovrebbero consumare molte più proteine di prima, fino a 1.2-1.6 g per ogni Kg di peso corporeo al giorno. Questo aspetto soprattutto ha diviso gli esperti di nutrizione e la comunità medica internazionale.

Interessi economici e politica di mercato, in vista delle midterm elections

Le linee guida USA influiscono anche sugli acquisti di cibo effettuati dalle scuole e sui programmi di Welfare a supporto delle famiglie (come lo SNAP ed il WIC) che contemplano agevolazioni economiche per fare la spesa quotidiana. In altre parole, le industrie che lavorano carne bovina, prodotti lattiero-caseari e, più in generale, quegli alimenti che sono stati posizionati in cima alla piramide, potrebbero ottenere forti vantaggi economici da questo nuovo corso politico. I detrattori dell’attuale Presidente, dunque, sostengono che la piramide “capovolta” sia solo un modo per ingraziarsi una parte del mondo delle imprese a meno di un anno dalle elezioni di metà mandato che rinnoveranno in larga parte il Congresso.

Il settore dei cibi ad alto contenuto proteico, dagli snack agli yogurt ed alle bevande, era già in crescita negli USA molto prima che entrassero in vigore le nuove linee guida. Da quanto riportano alcuni analisti di mercato, infatti, molte tra le principali società attive nella ristorazione stanno da tempo pubblicizzando i propri articoli protein-focused per cavalcare questa tendenza.

Impatto sulla spesa degli americani

Un aumento della domanda di proteine animali e latticini interi è sicuramente prevedibile. Sarà interessante anche vedere quali impatti tale trend avrà sui prezzi applicati al consumatore finale. Potrebbe poi verificarsi una riduzione dei consumi di prodotti ultra-processati, anche se molte famiglie ricorrono a questi articoli per convenienza economica e non per scelta. Esiste la possibilità, dunque, che l’obiettivo di contenere fortemente il consumo degli alimenti highly-processed possa essere disatteso presso le fasce della popolazione con redditi inferiori alla media.

La revisione delle linee guida dietetiche negli Stati Uniti sotto la guida di Robert F. Kennedy Jr. è una delle più significative svolte nella politica nutrizionale degli ultimi decenni. Oltre a cambiare il modo in cui gli americani percepiscono il mangiare sano, queste direttive possono influenzare il modello di spesa dei consumatori e gli equilibri industriali nel settore alimentare.

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