L’economia nel periodo 2012-2016? Difficile fare previsioni

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L’economia nel periodo 2012-2016? Difficile fare previsioni

Nel 2012, poco più di due anni dopo il termine della precedente recessione, la crisi finanziaria minaccia di portare l’economia globale sull’orlo di una catastrofe.
Le prospettive sfavorevoli della zona euro sono compensate a livello globale da una valutazione più promettente per gli Stati Uniti, che, nonostante un’ economia debole, un tasso di disoccupazione preoccupante, i prezzi delle case in continua discesa e livelli di debito elevati, mostrano segni di miglioramento su ciascuno di questi fronti. È probabile che la crescita del PIL statunitense possa raggiungere nel 2012 il 2%, un risultato che, dopo il collasso del 2009 e la ripresa tiepida del 2010-11, non si può certo definire soddisfacente, ma che consente tuttavia di escludere il pericolo immediato di una nuova recessione, a meno di una implosione nella zona euro.

Pil in contrazione
In Italia il recupero dalla recessione del 2010 e del primo semestre del 2011 è stato decisamente modesto. Purtroppo, si prevede che nel 2012 il nostro PIL debba subire una nuova contrazione, a causa della combinazione di maggiore pressione fiscale, deterioramento della fiducia delle imprese e indebolimento della domanda estera. Nel 2013 l’economia dovrebbe ristagnare, per poi crescere a una media di poco superiore all’1% nel triennio 2014-16: la leggera accelerazione è legata all’aspettativa di una modesta ripresa della domanda dei paesi extra europei. Una contrazione più decisa e prolungata della performance economica sarebbe un rischio se l’impatto negativo dell’inasprimento fiscale dovesse risultare maggiore in Italia e in altri paesi dell’UE. Per non dire che tassi di interesse più elevati sul debito potrebbero portare l’Italia al default, causando un collasso bancario (grandi quote di debito sono nelle mani delle banche italiane) e un effetto disastroso sulla fiducia in generale.

Acquisti in calo
La spesa dei consumatori è in calo da aprile 2011 e i dati sul mercato del lavoro continuano a generare preoccupazione. Lo scenario più probabile è che i consumi privati si contraggano nel 2012-13 e rimangano deboli fino al 2014-2016, riflettendo il deterioramento della fiducia in tutta Europa, l’incertezza sul finanziamento del debito pubblico e sulla capacità dell’Italia di rimanere nella zona euro, gli effetti dell’inasprimento fiscale, il modestissimo incremento dell’occupazione e il limitato credito al consumo da parte delle banche, costrette a compiere maggiori sforzi per migliorare i propri bilanci.                                                                                                                   
Dopo una ripresa delle esportazioni nel 2010 e all’inizio del 2011, ci si aspetta ora una crescita della domanda estera nettamente più debole, poi in graduale recupero a partire dal 2013. Le importazioni dovrebbero contrarsi nel biennio 2012-13, riflettendo l’atteso calo della domanda interna, per poi crescere nel 2014, ma più lentamente delle esportazioni.

In questo momento non è affatto semplice azzardare previsioni, tenendo conto anche di altri due fattori cruciali: l’andamento del prezzo del petrolio (la ripresa dell’economia determinerebbe una maggiore richiesta e, di conseguenza, un aumento dei prezzi, che andrebbe a ripercuotersi negativamente sulla crescita) e il responso delle urne nei moltissimi paesi (64 dei 199 esistenti) che quest’anno andranno al voto: tra gli altri, Iran, Russia, Grecia, Francia, Messico, Venezuela, Libia, Egitto e, per finire, Stati Uniti.

Troppe incognite
Due anni fa, quando gli analisti ritenevano che la ripresa ci sarebbe stata, ma non volevano sbilanciarsi troppo, ci si chiedeva quale profilo potesse avere, se quello di una V, cioè di una ripresa più o meno rapida dopo il punto di minimo, o quello di una U, con molti mesi di stagnazione prima del rimbalzo, oppure quello di una w, con un breve recupero dopo i minimi, seguito da un nuovo peggioramento e, solo in seguito, da una crescita più stabile. La prima ipotesi veniva esclusa a priori, mentre più probabili parevano essere le altre due, con una preferenza per la seconda.
Chissà se, sul medio-lungo periodo, il grafico dell’economia globale non avrà piuttosto un andamento di tipo frattale, caratterizzato dalla successiva ripetizione, infinite volte, di una figura iniziale. Magari proprio una w.

Fonte: Nielsen

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