L’Olio di Palma, i contenuti e il digitale, vittima o diavolo?

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L’Olio di Palma, i contenuti e il digitale, vittima o diavolo?
 
Novembre 2016. Dopo mesi e mesi di demonizzazione dell’olio di palma – e tantissime aziende che hanno riformulato i prodotti per eliminare l’ingrediente “minaccioso” – arriva Ferrero che lancia una campagna massiccia di comunicazione incentrata sulla qualità delle sue materie prime, del processo produttivo e quindi dei suoi prodotti. Tra gli ingredienti, Ferrero decide – solitaria voce fuori dal coro – di difendere il suo impiego dell’olio di palma, facendo un distinguo tra quello di qualità, per eco-sostenibilità e modalità di raffinamento –e quello non di qualità. Non possiamo non apprezzare il coraggio: questo è certo. Ma questa resta anche l’unica certezza di tutta la complessa questione dell’olio di palma. Per un consumatore, è difficile capire, impossibile giudicare. I brand che si sono esposti su questo tema sono tanti e tutti molto, molto affidabili.
 
Quindi, come decidere? Come informarsi? E’ questo un sentiment che non si ferma all’olio di palma: il digitale è un potenziatore, un liberatore, un aggregatore. Ma, ahimè, a volta diventa un’infinita fascinazione dove l’informazione, per velocità e quantità, finisce per mangiare sé stessa, lasciando indietro un consumatore che, pensando di essere finalmente il padrone assoluto delle sue scelte, in realtà si fa guidare da “impressioni”.
Lo ammetto, io non ho capito se l’olio di palma è vittima o diavolo.
 
Silvia Barbieri

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