Sabbadin e il pensiero lungo confortato da diverse tesi

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Sabbadin e il pensiero lungo confortato da diverse tesi

Giugno 2018. Il professor Edoardo Sabbadin ha lo studio in un garage e sulla porta c’è una targa: Stay Foolish. Un po’ quello che è capitato a Steve Jobs e altri imprenditori della Silicon Valley. Lo dico per scherzo, ma non troppo, perché conosco da qualche decennio Sabbadin e ogni volta rimango contemporaneamente estasiato e perplesso dalle sue tesi.
 
Estasiato perché Sabbadin non smette mai di cercare, scavare, elaborare.
 
Perplesso perché i parallelismi che propone per dimostrare la bontà dei suoi teoremi, delle sue intuizioni, a volte sono semplici a volte sono complessi.
 
Così, quando ho cominciato a leggere “L’innovazione tra marketing e arte, Giappichelli editore, 14 euro”, ho riprovato lo stesso sentiment e la contrapposizione della quale ho parlato.
 
Riuscire a mettere insieme l’ecosistema imprenditoriale del design, il design thinking e le strategie di innovazione design driven italiano non deve essere stato un gico da ragazzi. Alla fine di questa recensione vi dirò se ci è riuscito.
 
Il design thinking
Qui l’idea base è che il lavoro di progettazione è più importante dell’intuizione creativa. Beh è un bel passaggio per chi si occupa di retail e di negozi. Ispirazione, ideazione e il confronto con la strategia competitiva dell’impresa sono alla base di questo percorso. Un esempio? L’iPod di Apple non è stato il primo lettore MP3 ma è stato il primo strumento in grado di coinvolgere emotivamente l’utilizzatore. Voi capite bene, partendo da questo esempio, il percorso che bisogna compiere per arrivare al risultato, in genere basato sulla interdisciplinarietà, farsi aiutare utilizzando molte fonti, fra le quali il web.
Sabbadin nel commentare lo sviluppo di questo approccio che i casi di insuccesso sono superiori a quelli di successo.
Ma il metodo rimane importantissimo perché ha introdotto nelle aziende, nel business e nel conto economico una voce difficile da inquadrare, quella del pensiero e della creatuvità.
 
Secondo me Sabbadin crede molto in questo sistema, è consono alle sue corde, anche se sviluppa con dovizia di particolari il design driven e l’approccio  del design al management: è la spinta a una nuova visione  e interpretazione dei trend di mercato, tipici dei prodotti dell’elettronica di consumo e dell’IOT, ma non solo. Sabbadin elenca una serie di esempi che evitiamo di esporre altrimenti non comprate più il libro.
 
È riuscita l’operazioni di cucire in modo stretto percorsi diversi?
 
Direi di si, con un buon risultato che mette al centro un pensiero lungo del quale, in Italia, c’è molto bisogno.
 
Le tesi di questo lavoro sono state presentate il 13 giugno al RetailLab di Parma.

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