Share of Wallet (NIQ) & Assortimenti: Occorre ottimizzare

Data:

Non basta guardare il dato sulla “share of wallet” per retailer. È infatti importante capire con quanti articoli si ottiene questa quota. Oggi, forse come mai prima d’ora, è fondamentale ottimizzare gli assortimenti per evitare ridondanze d’offerta e stock lenti.

In un post LinkedIn di qualche settimana fa, Daniel Ducrocq di NielsenIQ scrive che, negli ultimi due anni, solo due dei dieci top retailer europei sono riusciti ad assorbire una maggiore quota del portafoglio dei propri clienti dedicato agli acquisti di beni FMCG (largo consumo). Questo è certamente un segnale del fatto che la concorrenza, a livello europeo, si intensifica in modo costante.

Nella Top Ten, comunque, troviamo performance tra loro molto differenti. Presso Mercadona, ad esempio, i consumatori spagnoli effettuano il 37% della propria spesa FMCG, un record assoluto, mentre in Esselunga il dato è fermo al 27%, in Carrefour al 28.9% e in Tesco al 29.2%.

Ritorno ai business model

In un articolo della scorsa settimana, dal titolo “Ricchezza fa rima con ampiezza, anche negli assortimenti“, spiegavamo come alcuni retailer, ottimizzando gli assortimenti, riescono a generare cassa vendendo i prodotti prima di pagarli e ad aumentare la propria quota di mercato con successo. Il tutto dotandosi di un’offerta più ampia che profonda la quale privilegia referenze alto rotanti e fortemente ricercate dai consumatori.

Al contrario, chi inserisce a scaffale migliaia di articoli basso rotanti per ottenere sconti dai fornitori, rallentando le rotazioni e rendendo finanziariamente pesante la gestione delle giacenze, tendenzialmente ha più difficoltà ad ottenere importanti quote di mercato a livello nazionale.

Ciò non significa che chi tratta assortimenti profondi non possa impostare un business model di successo. In Italia è il caso di Tosano il quale, gestendo una numerica di referenze otto volte superiore a quella, ad esempio, di Mercadona, ha un eccezionale riscontro commerciale nei bacini in cui opera.

Sicuramente, Tosano ha però un format meno replicabile su larga scala ed è per questo che, a livello nazionale, non ha le quote di mercato che detengono altri operatori concorrenti.

Attenzione ai trend ed al monitoring

Il paragrafo “Ritorno ai business model” è necessario per chiarire quanto sia importante mettere in relazione le quote mostrate nella slide in apertura con il numero di prodotti trattati in assortimento da ogni retailer.

Mercadona, ad esempio, veicola il 37% dei consumi dei propri clienti con circa 8.000 articoli mentre molti altri operatori, con assortimenti numericamente ben più ricchi, non riescono ad ottenere risultati anche solo lontanamente paragonabili.

L’assortimento rappresenta, ancora oggi, la prima ragione di venuta dei clienti presso gli store. Ciò vuol dire che nessun altro elemento può sopperire ad un’offerta non centrata. È per questo motivo che è fondamentale focalizzarsi sugli articoli che hanno la maggiore probabilità di ottenere successo commerciale.

Se da un lato, in un mondo popolato da prodotti che diventano virali sui social network come, ad esempio, la Dubai chocolate, il caffé di dattero o il matcha, è utile conoscere le tendenze del momento per assicurarsi di soddisfare tutti i bisogni dei clienti, dall’altro è importante sapere quando smettere di scommettere su determinati articoli, riducendone la profondità in assortimento.

In altre parole, se alcuni business model di grande successo, da Mercadona in Spagna a Costco in America per arrivare ad EuroSpin in Italia, con le debite differenze tra loro ovviamente, ci dimostrano che è possibile ottenere significative quote di mercato con una numerica di referenze inferiore rispetto a quella detenuta da altri grandi player della GDO, vuol dire che è necessario elevare il livello di monitoraggio sulla restante parte dell’assortimento per evitare di tenere a scaffale articoli non remunerativi.

Questo monitoraggio, realizzabile tramite sistemi di CRM, Business Intelligence ed AI, consente alle aziende della distribuzione con assortimenti più nutriti di far diventare un vantaggio competitivo l’offerta maggiore, piuttosto che un aggravio logistico finanziario.

In RetailWatch continueremo a monitorare le imprese che tramite assortimenti ottimizzati, siano essi numericamente più o meno importanti, riusciranno a vincere commercialmente a livello nazionale e nei bacini d’utenza che presidiano localmente.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Sei umano? *

Condividi:

Popolari

Articoli simili

Tavolo Pro Pallet®:La logistica si fa design

Come si può massificare l'esposizione senza rinunciare all'estetica e, soprattutto, ottimizzando le operazioni di carico e scarico? Lo scopriamo esplorando le soluzioni di Retail Modeling, azienda marchigiana che fa dell'innovazione espositiva la sua mission.

Il Vertical Farming non è adatto alla spesa online?

Il vertical farming continua a farsi spazio sugli scaffali della grande distribuzione italiana. Dopo alcune sperimentazioni degli ultimi anni, abbiamo fatto notare che anche l'MDD si apre sempre di più a questo modello produttivo innovativo: prima Esselunga e Tigros, ora il Gruppo Selex nella sua gamma premium.

Perchè fare spesa da Extracoop è stressante?

Camminando tra le corsie del punto vendita Extracoop all'interno del centro commerciale GrandEmilia, si ha la sensazione che l'esperienza di spesa presenti delle pecche importanti. Da cosa deriva questa percezione? Scopriamolo, analizzando il percorso cliente.

Nordsee, il fast food tedesco del pesce: la nostra review

Nel panorama della ristorazione veloce europea, Nordsee rappresenta un caso interessante. Si tratta di una catena specializzata esclusivamente in prodotti ittici che, nel tempo, ha saputo evolversi da impresa di pesca a player del canale quick service restaurant.